Il Tirreno

Prato

L’ambiente val bene un centesimo

L’ambiente val bene un centesimo

I clienti dei supermercati sembrano accettare di buon grado il costo dei sacchetti biodegradabili

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PRATO. Enzo Mancioli è un distinto signore di 88 anni ma quando parla di ambiente, tra un carrello di spesa e l’altro, è come se ne avesse venti o trenta. «Per il futuro del nostro ecosistema questo e altro». “Questo” è il balzello che dal 1° gennaio viene fatto pagare sui sacchetti biodegradabili per frutta e verdura, carne e pesce, anche a Prato dove la grande distribuzione s’è adeguata alla nuova direttiva (Decreto Legge Mezzogiorno). Costa 1 centesimo un po’ dappertutto, almeno nei supermercati Coop, Esselunga, Conad e Pam, quelli che abbiamo visitato ieri mattina per capire com’è stato recepito dai consumatori lo stop ai sacchettini tradizionali. Anno nuovo, tasse nuove. Così, almeno viene visto l’obbligo di pagare i sacchetti ultraleggeri per alimenti sfusi: una tassa sull’ambiente, a detta di molti, che dovrebbe però servire a contenere gli sprechi. «Conosco persone che prima tornavano a casa con i rotolini di buste del reparto ortofrutta in modo da riutilizzarli per i sacchetti dell’umido – racconta Cristina Innocenti all’uscita dalla Pam di via Ferrucci - Che senso ha quando è Asm a rifornirci gratuitamente dei sacchi per la raccolta dei rifiuti?». In effetti è un lavoratore del reparto ortofrutta del supermercato Conad di via Catani a raccontarci che una volta quei sacchettini andavano a ruba, portati a casa in numero superiore al necessario per essere poi riutilizzati. Peccato che finissero nel compost inutilizzabile in agricoltura: il materiale biodegradabile invece fa bene all’ambiente, meno alle tasche dei consumatori. «Un centesimo a busta è un prezzo sopportabile in una società in cui non si bada a spese per un pacco di sigarette o una pizza fuori con gli amici», ribatte sempre Enzo Mancioli all’ingresso della Coop di via Valentini. Siamo così sicuri che i bioshopper incentivino comportamenti ecosostenibili? Non pare proprio guardando alcuni carrelli in cui abbondano vassoi di polistirolo con primizie già confezionate, per la gioia dei produttori di imballaggi. «Sono pensionata e vivo da sola, le confezioni in formato famiglia non fanno per me. Comunque – ammette Gina Pascucci - mi sembra che si stia facendo troppa polemica. Sì è vero, paghiamo 1 euro per un sacchetto che poi possiamo riciclare tranquillamente per il bidone dell’organico». Si fa presto comunque ad arrivare a dieci centesimi in una spesa che strizza l’occhio al cibo veg. Oltretutto la normativa ha rincarato la dose vietando di portare i sacchetti da casa, rendendo così riutilizzabili quelli acquistati. «Non potevano farci usare quelli di carta che non costano, come dall’ortolano sotto casa?», s’interroga Patrizia Magnolfi. Chi avverte una vera e propria ingiustizia nei confronti del consumatore è Sonia Rossi che, all’uscita dal supermercato di via Valentini, ci ricorda come già sia già sbagliato far pagare le borse della spesa «con cui le catene si fanno pubblicità». Mentre per Silvana Vannelli uno o più centesimi non fanno la differenza, per Maria Pia Biaggio tutto dipende dalla frequenza con cui si va a fare la spesa durante la settimana («L’impatto peggiore è per chi vive da solo»). Per Mariagrazia Pratesi invece ora tante persone ci penseranno due volte prima di sprecare i sacchettini della frutta e verdura.

Maria Lardara

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