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Prato, in arrivo 85 euro lordi al mese per 4.300 dipendenti statali

di Giuseppe Boi
Prato, in arrivo 85 euro lordi al mese per 4.300 dipendenti statali

L’intesa raggiunta a livello nazionale dà il via libera al rinnovo in Comuni, Provincia, sanità e altri enti. La Fp Cgil: «Entro gennaio la firma, nessun rischio per i bilanci e per il rispetto del Patto di stabilità»

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PRATO. In teoria sono 85 euro al mese, in realtà in busta paga saranno circa 55. Praticamente sono già stati erosi dagli aumenti di inizio anno, ma di questi tempi rappresentano comunque una buona notizia. E saranno presto a disposizione dei dipendenti degli enti locali e della sanità, ossia di 4.385 pratesi. Ne è certo Sandro Malucchi, segretario provinciale FP Cgil, perché «i fondi sono stati già accantonati, compreso il pregresso, e per gli enti locali non ci sono rischi né per la tenuta di bilancio né per il rispetto del patto di stabilità».

Secondo il sindacato il più è ormai è fatto: «Archiviato il rinnovo del contratto per i 247 mila statali “centrali” (dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come Inps, Enac e Cnel, ndr), il contratto è di fatto già firmato – prosegue il segretario della Fp Cgil –. Basta solo la ratifica, di fatto gli aumenti sono già negli stipendi di dipendenti comunali, provinciali, della sanità e delle altre categorie collegate ai diversi enti locali».

La Cgil Fp provinciale sembra dunque ottimista su una rapida conclusione delle vertenza. Malucchi sottolinea come «gli aumenti siano comunque insufficienti» e non gli si può dar torto: parliamo di poco più di mille euro lordi, ossia circa 660 netti, su una retribuzione media pari a 31.749 euro annui lordi.

Lo stipendio degli “statali locali” salirà dunque del 3,48%, ma le cifre complessive dell’operazione sono importanti. Il maggiore esborso per gli enti locali sarà di quasi 4 milioni e mezzo di euro per il solo 2018. E a questa somma vanno aggiunti gli arretrati. «Una cifra che al momento è difficile da calcolare in maniere precisa – specifica sempre Malucchi –. Il contratto è scaduto nel 2010 ma saranno riconosciuti gli arretrati solo degli ultimi tre anni e sulla base di quanto accantonato in finanziaria».

I numeri fanno comunque temere per la tenuta economica degli enti locali al di là delle sicurezze mostrate dallo stesso sindacato. Anche perché le risorse stanziate negli ultimi tre anni, ossia 2 miliardi e 850 milioni, servono a coprire gli aumenti degli “statali centrali” e di scuola, militari, polizia, personale di accademie e conservatori di musica. I restanti, ossia i Comuni, le Regioni e le Province devono fare da sé.

In tutta Italia questi ultimi dicono di aver bisogno di 650 milioni di euro. La situazione pratese è, sempre a detta dei sindacati, positiva: «Le somme sono già accantonate, dobbiamo solo arrivare alla firma e ci arriveremo entro gennaio», ribadisce Malucchi. Del resto per pagare gli aumenti dei contratti possono essere utilizzati gli avanzi di bilancio pregressi e ci sono diversi margini per usarli, senza violare le regole del patto di stabilità, ossia l’esigenza di non fare deficit e mantenere le uscite pari alle entrate. C’è poi sempre la possibilità di “ingegnarsi” su turn over e spese, anche se questo potrebbe tradursi in una diminuzione, se non addirittura in tagli dei servizi ai cittadini.

È un rischio che, a livello nazionale, corrono le Regioni per gli aumenti nella sanità. «Per dare gli 85 euro in più al mese a circa 900 mila dipendenti, compresi i 200 mila medici, che operano in tutta Italia occorrono un miliardo e 400 milioni, ne abbiamo la metà», ha dichiarato a Repubblica Massimo Garavaglia, presidente del comitato di settore che tratta con lo Stato per conto delle Regioni sul rinnovo contrattuale.

Resta però la volontà non solo da parte dei sindacati, che alla parte economica hanno aggiunto anche dei diritti e tutele in particolare su permessi e congedi, ma anche da parte del governo centrale di chiudere la partita a breve giro di posta.

La motivazione è tutta elettorale: il 4 marzo si vota e presentarsi con i primi soldi extra già nella busta paga di febbraio può valere più di uno spot in televisione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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