Attenzione
Sit-in davanti al Comune dei dipendenti ex Grassi
Capodanno amaro per i 68 lavoratori le cui spettanze sono congelate da sei anni Martedì prossimo una delegazione ha preso appuntamento col sindaco Biffoni
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PRATO. Fine anno di protesta per i lavoratori dell'ex gruppo edile Fratelli Grassi, che ieri mattina sono tornati in piazza, questa volta manifestando davanti al Comune di Prato e alla fontana del Bacchino, con cartelli e striscioni. Una trentina i presenti, dei 68 complessivi che aspettano da sei anni le spettanze dopo che l'azienda, dal 2011, è finita in concordato preventivo. Non molte le speranze di riavere i soldi, ma i lavoratori, una quarantina dei quali nei giorni scorsi hanno formato un comitato, non hanno intenzione di demordere. Il prossimo appuntamento in agenda sarà quello del 2 gennaio, nel quale una delegazione di ex lavoratori - operai, ma anche autisti ed altre figure che erano impiegate nella galassia della storica azienda edile - sarà ricevuta dal sindaco Matteo Biffoni.
L’obiettivo del comitato di ex dipendenti, sceso in strada per la prima volta una decina di giorni fa davanti al tribunale di Prato, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico di una situazione che ritengono ingiusta e paradossale. Come spiegano i due coordinatori, Enzo La Torre e Claudio Capecchi, «non si capisce come un’azienda in concordato, trasformata da srl a snc, abbia continuato a fare debiti con la vendita di immobili che avrebbero potuto soddisfare le spettanze dei dipendenti, definiti all’inizio come “creditori privilegiati”», cioè coloro da privilegiare nel caso di restituzione delle spettanze. Contestata la svendita della sede di Baciacavallo, passata da una stima di 6 milioni e venduta all’asta di recente per 2,8 milioni. Se i due curatori fallimentari Massimliano Arrigoni e Paolo Faini, in un’informativa di risposta al giudice fallimentare Raffaella Brogi sembrano nutrire ben poche speranze di condurre a buon fine il concordato e riuscire a soddisfare le giuste rimostranze dei lavoratori e degli altri creditori, gli ex dipendenti chiedono di poter incontrare e confrontarsi “de visu” «con la stessa giudice e col commissario giudiziario Fabrizio Franchi». Una soluzione potrebbe arrivare dalla vendita di un terreno dei Grassi a Poggio a Caiano, ma gli stessi lavoratori fanno notare che quel terreno ha perso una parte della sua edificabilità e vale meno rispetto alla valutazione iniziale.
Francesco Albonetti
L’obiettivo del comitato di ex dipendenti, sceso in strada per la prima volta una decina di giorni fa davanti al tribunale di Prato, è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e il mondo politico di una situazione che ritengono ingiusta e paradossale. Come spiegano i due coordinatori, Enzo La Torre e Claudio Capecchi, «non si capisce come un’azienda in concordato, trasformata da srl a snc, abbia continuato a fare debiti con la vendita di immobili che avrebbero potuto soddisfare le spettanze dei dipendenti, definiti all’inizio come “creditori privilegiati”», cioè coloro da privilegiare nel caso di restituzione delle spettanze. Contestata la svendita della sede di Baciacavallo, passata da una stima di 6 milioni e venduta all’asta di recente per 2,8 milioni. Se i due curatori fallimentari Massimliano Arrigoni e Paolo Faini, in un’informativa di risposta al giudice fallimentare Raffaella Brogi sembrano nutrire ben poche speranze di condurre a buon fine il concordato e riuscire a soddisfare le giuste rimostranze dei lavoratori e degli altri creditori, gli ex dipendenti chiedono di poter incontrare e confrontarsi “de visu” «con la stessa giudice e col commissario giudiziario Fabrizio Franchi». Una soluzione potrebbe arrivare dalla vendita di un terreno dei Grassi a Poggio a Caiano, ma gli stessi lavoratori fanno notare che quel terreno ha perso una parte della sua edificabilità e vale meno rispetto alla valutazione iniziale.
Francesco Albonetti
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