La manifestazione
La Pira, un pasto caldo per 1.400 persone
Prato, l’associazione tra mensa di via del Carmine e dormitorio conta su una famiglia di 120 volontari capitanati da Elena Pieralli
PRATO. C'è una macchina della solidarietà così attiva che non si ferma mai. Una colonna nella vita sociale della città, 365 giorni l'anno senza mai una pausa. La mensa per i poveri Giorgio La Pira, così è conosciuta a Prato, quella di via del Carmine, alle 11,30 del mattino ha già le persone che entrano per un pranzo caldo gratuito, mentre in una porta accanto c'è la fila di persone, italiane e straniere, per una notte lontana dal freddo e su un letto. È una macchina con decine di volontari, mossi da qualcosa che non si spiega se non con la fratellanza umana. Qualcosa di forte, presente, radicato che si legge nei volti delle persone che vi lavorano, che danno il proprio tempo per chiunque ne abbia bisogno senza guardare mai l'orologio. Elena Pieralli è la presidente dell'associazione La Pira a Prato da ben sette anni e da quindici la sua vita è regolata ogni giorno dalla mensa e dall'asilo notturno. Una donna ad un passo dalla laurea in legge, sogno abbandonato anni fa per dedicarsi alla famiglia e poi l'incontro con l'associazione La Pira che dagli anni ottanta anche a Prato è un caposaldo dell'associazionismo attivo. «Devo dire che tutto è accaduto per caso, fu un'amica a portarmi qui, alla mensa La Pira e da allora non c'è mai stato un giorno senza farne a meno. Sono passati tanti anni, poi la presidenza, l'impegno ancora con maggiore responsabilità».
Una donna con energia, una manager si direbbe col sorriso stampato in volto, la propensione a farsi carico di tutto, il telefono sempre addosso quando chiama il vicesindaco e poi l'assessore alle politiche sociali perché necessita un intervento urgente per una persona. «La mia vita va dalle 8 alle 20 qui – dice – e il volontariato è ormai una professione». Elena Pieralli ci porta fra le stanze del dormitorio e della mensa, mentre già si stanno dando i pasti alle tante persone che ci sono in sala, dopo le 13 si conteranno ben 148 pasti offerti. «Sono locali semplici, ma dignitosi, puliti – prosegue Pieralli – cerchiamo ogni giorno di fare del nostro meglio. Sono tanti che ci danno una mano a Prato, dal banco alimentare a diverse catene di supermercati, a cittadini e piccole botteghe come fornai che ogni giorno ci danno il pane e schiacciate».
Verso le 12 la sala della mensa è piena di persone, molti cittadini stranieri, molte donne, qualche decina di italiani, qualche persona di origine cinese. Il pasto è di tutto rispetto; due primi a scelta, un secondo con contorno, acqua, in questi giorni di festa anche dolce e panettone, oltre alla frutta. I posti per dormire non sono moltissimi, 21, ai quali sono da aggiungere altri 8 posti letto che il Comune, con questi giorni di freddo, sta predisponendo con l'associazione La Pira presso i locali di via Roma, nello stabile dell'assessorato al sociale. Ogni giorno circa quindici pratesi, qui sono a fare il loro turno in favore degli altri. In totale, 120 persone è il gruppo intero dei volontari della La Pira, una nutrita famiglia che è in moto tutto l'anno, senza riposo. Ma c'è di più. Attraverso l'associazione ogni giorno svolgono il loro turno di servizio anche detenuti in regime di semilibertà (con un accordo con l'Uepe) e persone che si trovano in progetti di ricollocamento lavorativo. I numeri del 2017 confermano la richiesta di aiuto da parte di tante persone, segnando una diminuzione degli italiani e un innalzamento dei cittadini stranieri. 1.366 persone quest'anno hanno fatto richiesta del soccorso della La Pira, e ben 4.9751 i pasti che sono stati offerti al 24 dicembre. Nel 2017, gli italiani che hanno fatto ricorso alla mensa di via del Carmine sono stati 365, mentre il numero degli stranieri è molto più alto, si contano 1.388 persone, di cui 471 stranieri che sono arrivati qui anche da altri comuni, fuori da Prato. «In questi anni non ci sono state grandi variazioni –prosegue la presidente della La Pira – Semmai è cambiata l'utenza, sono diminuiti gli italiani e sono aumentati molto i cittadini stranieri. L'età delle persone che vengono qui va dai 30 ai 60 anni, d'estate a volte può capitare che anche qualche giovanissimo venga a mangiare alla mensa».
LE STORIE. Silvia (nome di fantasia) ha 45 anni. Italiana, risiede a Prato, e almeno dal 2009 viene alla mensa La Pira. La sua, come molte altre, è una vita con la scala in salita. Fino a qualche tempo fa viveva in una roulotte semidistrutta a San Giusto, senza acqua nè luce. Una vita difficile. Ora, da due anni Silvia vive al Soccorso in una casa di accoglienza, con altre donne e altre persone con le quali ogni giorno viene qui in via del Carmine. «Non ho lavoro e la mia situazione è precipitata quando mi sono separata anni fa. Non sapevo più dove vivere e così mi sono ritrovata a sopravvivere in roulotte, dalla quale poi mi ha tolto la polizia municipale. La roulotte poi è stata tolta». Vita difficile con probabili complicazioni precedenti. Ma la donna sorride, dice che alla mensa si trova bene, che tutti i giorni non sono uguali, che qualche volta è felice e qualche volta non lo è per niente.
«Se avessi un lavoro – prosegue – qualsiasi lavoro mi va bene e potessi avere anche una stanza tutta mia». Giuseppe in sala, 66 anni, italiano è sornione: «Difficile raccontare la mia vita, ho spesso vuoti di memoria. Cosa vuole che possa raccontare», chiude in fretta.
A 55 anni Giovanna (nome di fantasia), faceva prima la bidella nelle scuole comunali di Prato. Un lavoro serio ma purtroppo precario. Una situazione familiare complicata che col tempo si è fatta sempre più difficile, con un marito spesso alcolizzato e non certo curante di facili e dolci maniere. Anni fa l'unico figlio che ha gli è stato tolto e dato in affidamento ad una famiglia pratese. Il bimbo aveva 9 anni quando è stato levato dalla madre. Negli occhi di Giovanna si legge un filo di sofferenza anche quando gli altri ridono attorno. «Una vita brutta la mia – dice Giovanna – facevo la bidella anche se con un lavoro saltuario. Poi mi hanno tolto il figlio, per la situazione familiare in cui vivevo con un marito spesso ubriaco. Sì alcolizzato». Anche lei, come Silvia (altro nome di fantasia) vive da qualche anno nella casa d'accoglienza del Soccorso, e come Silvia ha imparato a sopravvivere facendo di tutto, compresi i furtarelli nei supermercati. «E come potremmo fare? La sera dobbiamo mangiare. Abbiamo imparato a fare piccoli furti di cose da mangiare», dice Giovanna quasi con innocenza infantile. E il rapporto con il figlio? «Non posso vederlo, lo sento spesso per telefono». Ad un certo punto nella sala della mensa entra il suo ex marito e succede quasi un parapiglia con Giovanna che lo rincorre per via del Carmine. Al portone un agente della polizia municipale ha appena portato un altro ospite che qui tutti hanno soprannominato "Balotelli". In sala sono rimasti pochi ospiti. Qualche italiano ride, queste scene le ha già viste molte volte.
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