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l’altra prato»povertà

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PRATO. Ha 55 anni Giovanna (nome di fantasia), faceva prima la bidella nelle scuole comunali di Prato. Un lavoro serio ma purtroppo precario. Una situazione familiare complicata che col tempo si è...

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PRATO. Ha 55 anni Giovanna (nome di fantasia), faceva prima la bidella nelle scuole comunali di Prato. Un lavoro serio ma purtroppo precario. Una situazione familiare complicata che col tempo si è fatta sempre più difficile, con un marito spesso alcolizzato e non certo curante di facili e dolci maniere. Anni fa l'unico figlio che ha gli è stato tolto e dato in affidamento ad una famiglia pratese. Il bimbo aveva 9 anni quando è stato levato dalla madre. Negli occhi di Giovanna si legge un filo di sofferenza anche quando gli altri ridono attorno. «Una vita brutta la mia – dice Giovanna – facevo la bidella anche se con un lavoro saltuario. Poi mi hanno tolto il figlio, per la situazione familiare in cui vivevo con un marito spesso ubriaco. Sì alcolizzato». Anche lei, come Silvia (altro nome di fantasia) vive da qualche anno nella casa d'accoglienza del Soccorso, e come Silvia ha imparato a sopravvivere facendo di tutto, compresi i furtarelli nei supermercati. «E come potremmo fare? La sera dobbiamo mangiare. Abbiamo imparato a fare piccoli furti di cose da mangiare», dice Giovanna quasi con innocenza infantile. E il rapporto con il figlio? «Non posso vederlo, lo sento spesso per telefono». Ad un certo punto nella sala della mensa entra il suo ex marito e succede quasi un parapiglia con Giovanna che lo rincorre per via del Carmine. Al portone un agente della polizia municipale ha appena portato un altro ospite che qui tutti hanno soprannominato "Balotelli". In sala sono rimasti pochi ospiti. Qualche italiano ride, queste scene le ha già viste molte volte. (a.f.)

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