Il Tirreno

Prato

Maestri precari di nuovo in piazza

Maestri precari di nuovo in piazza

L’8 gennaio ci sarà uno sciopero per l’esclusione dalle graduatorie

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PRATO. Alcuni erano a un soffio dal ruolo, altri sono stati da poco assunti a tempo indeterminato e rischiano la revoca del contratto. Dietrofront: l’ultima decisione del consiglio di Stato cancella il valore abilitante del diploma magistrale conseguito entro il 2002. E quindi, secondo l’ultimo grado della giustizia amministrativa che ha dato ragione al Miur, gli insegnanti diplomati dovrebbero uscire dalle graduatorie ad esaurimento (Gae) in cui erano entrati con riserva grazie ai vari ricorsi al giudice del lavoro. Passa anche da Prato la protesta dei maestri e delle maestre che di fatto, con l’ultima sentenza di esclusione pubblicata alla vigilia di Natale, vengono allontanati dalla possibilità di una cattedra stabile. Non esistono numeri precisi ma si parlerebbe di circa 150 diplomati magistrali che in questi anni sono andati avanti a forza di supplenze annuali e che, alla luce della sentenza, finirebbero declassati nelle graduatorie di seconda fascia d’istituto. E così per l’8 gennaio, primo giorno di scuola, è già pronto lo sciopero. «Sarò a Roma, a manifestare davanti alla sede del Miur-padrone – racconta Emanuele Bresci, maestro precario da vent’anni - Ci stiamo mobilitando anche a Prato. Per il 3 gennaio ci ritroveremo al circolo Risaliti a San Giusto (alle 17, ndr) per coordinare varie iniziative di protesta: blocco delle attività didattiche, occupazioni, coinvolgimento delle famiglie». Il tam tam corre anche sulle pagine dei social network: è stato creato un gruppo su Facebook (“Mobilitazione dopo sentenza Gae Prato”) per dare voce alla protesta dei diplomati magistrali esclusi dalle uniche graduatorie esistenti che permettono di accedere al ruolo. Emanuele ci sperava per il prossimo anno, piazzandosi in 14esima posizione all’interno della Gae provinciale. Oggi insegna alla primaria Marcocci ma dopo giugno sarà tutto un punto interrogativo. «Tornerò a essere il precario che sono sempre stato – racconta – Alla faccia della sentenza della Corte europea per la quale, dopo tre anni di supplenza, bisognerebbe essere assunti a tempo indeterminato». Per i docenti già in ruolo che hanno stipulato un contratto a settembre (sarebbero una cinquantina) la situazione si fa ancora più ingarbugliata. Poco importa che uno abbia vent’anni di servizio e quel bagaglio di esperienza che magari si sogna uno fresco di laurea. Dalle famiglie intanto arrivano testimonianze di solidarietà.(mar.la)

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