Toscana
Arte e identità, piazza Ciardi rinasce
Prato, l’opera di Bagnoli piace all’associazione di quartiere: «E' un punto di partenza, vigileremo che non venga meno il decoro»
PRATO. L’ultimo arrivato è “Ciardi Doner Kebab”: è direttamente l’insegna a sottolineare l’attaccamento al posto. È attaccato anche Ahmed, titolare della storica macelleria islamica, orgoglioso anche lui di essere uno di “Quelli di piazza Ciardi”. Si chiama identità di quartiere ed è qualcosa che prima mancava. Prima c’era solo il viavai di auto e autobus verso viale Galilei e porta al Serraglio. Ci sono ancora, per carità. Ma ora c’è anche una piazza trasformata in un'opera d’arte contemporanea con la “Mongolfiera” di Marco Bagnoli che ha sostituito la fontana al centro.
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«C’eravamo affezionati a quell’opera prima che la installassero», spiega Chiara Martini, la prima presidente dell’associazione “Quelli di piazza Ciardi”. Piaccia o non piaccia, è simbolo della riqualificazione di un luogo che ha visto nascere un tessuto di relazioni sociali prima inesistenti, facendo germogliare i semi di una nuova cittadinanza attiva.
Il futuro. Una volta installate le panchine e sistemata l’illuminazione della fontana-scultura, il restyling sarà completato. Ormai per l’inaugurazione è questione di pochi giorni (fine gennaio). «Ma – fa notare Franco Di Martino, neo presidente di “Quelli di piazza Ciardi” ed ex dirigente di Legambiente – tutto questo per noi rappresenta un punto di partenza, non d’arrivo. Da una parte toccherà a noi cittadini vivere la piazza e l’impegno dell’associazione con le varie iniziative non mancherà di certo, dall’altra faremo da pungolo verso l’amministrazione affinché non venga mai meno l’attenzione sul luogo». Del resto, “Quelli di piazza Ciardi” l’hanno sempre fatto.
Assemblea dopo assemblea, hanno fatto sì che piano piano ci si potesse innamorare di un luogo senza anima, ridotto a porta d’accesso al centro storico. La “Mongolfiera” di Bagnoli è dunque la ciliegina sulla torta di un lavoro di volontariato pazientemente intessuto dal basso e mai urlato ai quattro venti. «Piazza Ciardi è un gioiello che dovrà brillare 365 giorni all’anno e quindi per essere mantenuta bella, pulita e accogliente la piazza avrà bisogno di costante manutenzione – prosegue Di Martino - Solo così eviteremo degrado e brutte frequentazioni».
Gli ultimi due anni. Galeotto fu il vento che nel marzo 2015 sradicò gli alberi in piazza Ciardi. Un pezzo di centro storico ferito al cuore: fu una giovane coppia residente in zona, Francesco Giorgetti e Giuditta Bettarini, a prendere l’iniziativa di suonare alla porta di residenti e commercianti per coinvolgerli sul da farsi. Fu organizzata una prima assemblea. Presenti il macellaio Ahmed e il kebabbaro turco, presenti botteghe storiche come il “Coppini Sport”. «Ci siamo interrogati sull’identità di un quartiere e da lì siamo partiti», sottolinea Chiara Martini. Alla fine del 2015 il Comune presentò il progetto di riqualificazione della piazza che, inizialmente, prevedeva il rifacimento di un solo lato del marciapiede. Se poi i lati sono diventati quattro è anche grazie alle richieste di “Quelli di piazza Ciardi”.
Le relazioni. Nel direttivo ciascun volontario ha le sue deleghe. Francesco Giorgetti, ad esempio, segue il tema del decoro mentre Gianluca Mantovani si occupa di sicurezza. Qui dentro le relazioni contano, anche quelle con le comunità straniere. «Nell’estate scorsa – racconta Giorgetti - siamo andati con tre monaci a spiegare le regole del porta a porta a residenti e attività orientali, grazie alla collaborazione con il tempio buddista. Questo, nell’ottica di costruire relazioni sociali con tutti gli attori del posto». Un posto che è rinato dai calcinacci di una tempesta di vento.
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