Sicurezza
Concordato Grassi: non ci sono margini per pagare i creditori
I liquidatori gettano la spugna ma assicurano di aver agito con trasparenza. Domani protesta in piazza del Comune
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PRATO. Si annunciano nuove proteste da parte degli ex dipendenti delle aziende del Gruppo Grassi, in concordato preventivo dal 2011, che da quattro anni attendono ancora le spettanze del lavoro svolto. Domani gli ex lavoratori che hanno formato un comitato, manifesteranno in piazza del Comune dalle 11 alle 13. Lo scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione da loro giudicata come paradossale visto che, da “creditori privilegiati” come sono stati definiti fin dall’inizio della vertenza, non hanno invece visto un soldo. Frattanto, però, dagli ultimi sviluppi della procedura del concordato non emergono buone notizie. La svolta è arrivata dopo l’alienazione del complesso immobiliare di via Nincheri a Baciacavallo, venduto all’asta per 2,7 milioni di euro alla Polistrade, un prezzo fortemente ribassato dopo le precedenti aste andate deserte. Il giudice delegato del tribunale di Prato Raffaella Brogi, ha chiesto ai liquidatori Massimiliano Arrigoni e Paolo Faini di conoscere le conseguenze della vendita dell’immobile per la procedura del concordato. La risposta dei liquidatori lascia poche speranze ai creditori: «Considerato che il piano concordatario prevede il pagamento integrale delle retribuzioni e del contributo dovuto alla Cassa edile, si ipotizza che, anche con l’apporto di finanza esterna, l’attivo realizzato non sarà sufficiente a pagare integralmente i creditori di natura prededucibile». In altri termini, dopo la vendita dell’immobile più importante e tenendo conto anche dell’eventuale vendita del magazzino, non si riuscirà a coprire il passivo accertato di 33 mlioni e mezzo. «Il giudice ci aveva chiesto quale fosse l’impatto della vendita sul passivo – spiega uno dei due liquidatori Massimiliano Arrigoni – ultimo immobile a disposizione del concordato. La disponibilità è purtroppo insufficiente e non ci sono margini per soddisfare i creditori. Questo vale per i dipendenti come per tutti gli altri creditori». Quale potrebbe essere la soluzione? «Anche se non porterebbe alcun beneficio, loro hanno la possibilità di chiedere la risoluzione del concordato, muovendosi per fare un’istanza di fallimento». Arrigoni ci tiene anche a precisare di non aver negato le informazioni agli ex dipendenti. «Non è vero che il giudice ci ha imposto di consegnare a mano agli ex dipendenti l’ultima relazione sul concordato, quasi come se fosse stata loro negata. Ho sempre detto anche a loro con la massima trasparenza che, per legge, la procedura prevede che le relazioni semestrali si possono avere con una richiesta a mezzo posta certificata Pec oppure recandosi personalmente in cancelleria. Nell’ultimo caso, tra l’altro, non si tratta di una relazione semestrale, ma di una nostra precisazione al giudice».
Francesco Albonetti
Francesco Albonetti
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