Sicurezza
Biancalani, il premio da 3000 euro ai dipendenti dopo una lunga crisi
Parla uno dei trenta dipendenti della ditta che ha ricevuto il super-premio di produttività alla vigilia di Natale. "Il riconoscimento per essere usciti dalla crisi: dal 2008 al 2012 abbiamo tirato tutti la cinghia"
PRATO. «Ultimamente abbiamo assunto dei giovani». Quando uno parla così, rispondendo a una domanda sull’età media in fabbrica, penseresti di avere a che fare con il titolare. Ma un attimo dopo Emilio Lepore si corregge. «Scusi sa, usare il plurale viene spontaneo quando lavori da 41 anni in un’azienda. Te la senti come tua, dopo che ne hai condiviso gioie e dolori».
Il primo giorno alla ditta Biancalani, quella che a Natale ha erogato un premio di risultato di quasi tremila euro per i dipendenti, Emilio se lo ricorda bene. Aveva 15 anni, le ore gli trascorrevano in fabbrica a forare macchine col trapano automatico. Oggi Emilio è delegato Fiom della Cgil, fa il montatore di macchine tessili e viaggia mezzo mondo portando il made in Prato in terre lontane e “difficili” come Pakistan, Turchia, India. Con quei soldi non ha intenzione di farci chissà cosa: l’idea è di metterli da parte.
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«Ci aspettavamo sì un premio ma non così sostanzioso. Dal 2013, ogni anno alla vigilia di Natale (dopo l’approvazione del bilancio aziendale, ndr), ricevevamo un bonus, un riconoscimento per essere usciti dal tunnel della crisi: fra il 2008 e il 2012 abbiamo tutti tirato la cinghia. Ma siamo poi ripartiti, più forti di prima. Quest’anno poi è stato raggiunto un accordo sindacale per l’integrativo aziendale con un premio legato alle voci di produttività. È stato un po’ come dividere una parte degli utili nell’anno in cui l’azienda festeggiava i sessant’anni di attività».
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Viene subito in mente il re del cachemire Cucinelli che per il Natale del 2012 volle dividere la torta degli utili con il personale. Nel suo piccolo, la Biancalani ha fatto lo stesso anche se con numeri più ridotti. «In ditta siamo un gruppo affiatato: i titolari sono persone fenomenali, con alcuni sono cresciuto insieme». “Fenomenali” non sarà un attributo un po’ esagerato? No, per Lepore. Che spiega meglio chi è la famiglia Biancalani. «Sono sempre stati con i piedi per terra: quando l’azienda era in difficoltà non hanno esitato a frugarsi in tasca. Noi dipendenti sapevamo che, una volta passata la crisi, si potesse ripartire alla grande. E così è stato».
Lepore ricorda il periodo più buio, quando i dipendenti fecero quadrato intorno all’azienda. «Si lavorava anche quattro ore alla settimana, senza lamentarsi. È come se fra azienda e lavoratori avessimo sottoscritto un patto per il futuro». Certo, non tutti hanno la fortuna di lavorare in realtà come la Biancalani. «Noi ce l’abbiamo ma, quando abbiamo ricevuto il premio – conclude il delegato Fiom – il pensiero è andato subito a chi in questo momento un lavoro lo cerca e non ce l’ha».
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