Il Tirreno

Prato

Passaporto bulgaro falso e una condanna a 29 anni

Passaporto bulgaro falso e una condanna a 29 anni

Agli arresti domiciliari il compagno delle ex presidentessa del Cervo Bianco È stato fermato dalla municipale a bordo di una Porsche Cayenne

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PRATO. Gli agenti della polizia municipale hanno arrestato un cittadino cinese che ha esibito documenti falsi. O meglio, veri ma contraffatti. È successo nel pomeriggio di mercoledì 20 dicembre, durante un servizio di controllo quando gli agenti del Nucleo sicurezza urbana hanno fermato una Porsche Cayenne in via Goito e richiesto al conducente e al passeggero, entrambi cinesi, l’esibizione dei documenti. Sui documenti del conducente non sono state accertate irregolarità.

Il passeggero dopo aver dichiarato di essere cittadino bulgaro, ha esibito passaporto, carta d’identità e patente di guida rilasciate da autorità bulgare. Gli agenti, dopo aver visionato i documenti, hanno rilevato alcune incongruenze e hanno accompagnato l’uomo presso il Comando di piazza Macelli per accertamenti più approfonditi. Ed è lì che il responsabile dell’ufficio Falsi documentali ha confermato, dopo le verifiche, che i documenti era contraffatti. Contemporaneamente è stato attivato il Centro di cooperazione internazionale di polizia che, dopo aver contattato le autorità bulgare, ha confermato la falsità dei documenti.

L’arresto è scattato in quanto l’utilizzo di documenti validi per l’espatrio falsi è un reato per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza di reato. È stato il sostituto procuratore Lorenzo Gestri a chiederne – in vista della convalida del gip che ha parzialmente accolto le richieste del pm applicando al cinese la misura degli arresti domiciliari – la permanenza in carcere perché l’uomo trovato con i documenti bulgari contraffatti non è un personaggio qualsiasi.

Si tratta del compagno della ex presidentessa del Cervo Bianco, meglio conosciuta come Mary, per altro proprietaria di una Porsche Cayenne, che nel marzo scorso finì sotto indagine perché agli accertamenti dell’Asl per riottenere la patente, sequestrata in precedenza per due episodi di guida in stato di ebrezza, mandò un’amica e la polizia se ne accorse grazie a una serie di intercettazioni attivate nell’ambito dell’inchiesta “madre” sulle attività dell’associazione cinese.

Non solo, dalle verifiche compiute è emerso che a carico del cinese nel 2000 è stata inflitta dalla Corte di Appello di Milano una condanna irrevocabile a 29 anni e 3 mesi di reclusione per sequestro di persone a scopo di estorsione, associazione per delinquere, rapina, detenzione di armi e false attestazioni sulla propria identità. Gravami che, secondo il pubblico ministero Gestri, dimostrerebbero come il cinese non abbia, attualmente, completamente reciso i rapporti con contesti delinquenziali.



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