Il Tirreno

Prato

Cgil: «Responsabilità solidale anche a Prato per salvare il distretto»

Inviata una lettera al Ministero dello Sviluppo economico «L’Inps chiami le tintorie cinesi a render conto dei terzisti»

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PRATO. La legge c’è, c’è sempre stata. Ma ora ha il “suggello” della Corte Costituzionale, con l’ultima sentenza del 6 dicembre. Si chiama principio di responsabilità solidale, articolo 29 della legge Biagi. Esteso ora alla subfornitura industriale, secondo la Consulta, come per gli appalti nei servizi. Quindi anche nel tessile, se un datore di lavoro non paga regolarmente contributi e compensi ai suoi dipendenti, deve risponderne il committente. È qui che entra in gioco l’Inps di Prato entrando nelle aziende e verificando le buste paga dei lavoratori. L’Inps di Macerata lo ha fatto, nel distretto delle calzature, andando a colpire i terzisti cinesi. Cosa si aspetta a farlo anche qui? Per questo il segretario pratese della Filctem Cgil, Massimiliano Brezzo, “benedice” la lettera inviata ieri alla vice ministra dello sviluppo economico Teresa Bellanova in cui viene chiesto un incontro insieme alle altre sigle sindacali e associazioni datoriali dell’artigianato. Questo per far sì che venga applicata anche a Prato la responsabilità solidale nella subfornitura tessile, com’è successo nel distretto calzaturiero marchigiano. In più è stato rinnovato da poco il Ccnl per le imprese artigiane del comparto moda in cui è stato inserito proprio un articolo specifico sulla responsabilità in solido. «Manca probabilmente la volontà di applicare sistematicamente una norma che era già legge prima che si pronunciasse la Corte Costituzionale – osserva Brezzo - Altrove (distretto marchigiano, ndr) la responsabilità in solido ha prodotto la regolarizzazione della filiera e la riapertura dei terzisti italiani che erano spariti a causa della concorrenza sleale. Chiediamo a livello nazionale che questo strumento venga applicato anche nel nostro distretto: è l’unico modo per salvarlo». Riferimento neanche troppo velato a quelle tintorie e stamperie cinesi che si posizionano a monte della filiera e che spesso assumono lavoratori (anche italiani), part time sulla carta, pagandoli "a nero" per una prestazione di fatto full time. Ma quello della responsabilità in solido è sempre stato un cavallo di battaglia per la Filctem Cgil locale, a partire da una causa pilota vinta nel marzo 2016: fu una sentenza del tribunale di Prato a stabilire che il lanificio Milior avrebbe dovuto risarcire una rammendina del Gruppo Flowers in fallimento. Si trattò di un risarcimento irrisorio (125 euro) ma con un forte valore “politico”. Perché le lavorazioni tessili sono a tutti gli effetti degli appalti e dunque anche il committente è chiamato in causa. Era solo l’inizio. Il 17 maggio 2016 il sindacato pratese propose di inserire nel contratto nazionale il principio della responsabilità solidale, durante un’iniziativa della Filctem nazionale in città in vista del rinnovo del contratto dell’artigianato. La partita s’allarga, nel frattempo la Cgil guadagna alla sua causa anche Cisl e Uil: a quel punto la proposta diventa unitaria. Nel marzo 2017, su impulso dei sindacati, viene siglato il protocollo per la legalità nel distretto firmato anche dalle associazioni di categoria. Si chiama in causa l’Inps, perché venga applicata la responsabilità in solido nelle tintorie cinesi. Proprio quello che, nel distretto calzaturiero delle Marche, l’istituto previdenziale competente faceva già da anni. Maria Lardara

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