Impasse Fondazione Biffoni telefona al Mef commissario vicino
Aria pesante in Comune dopo il terzo nulla di fatto in assemblea sulle nomine del consiglio di indirizzo
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PRATO. Aria pesante in Comune dopo il terzo nulla di fatto nelle nomine del consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio e l’evidenza del fatto che l’ente non riesce a rinnovare i proprio organi.
Bocche cucite e nessun commento ma il sindaco Matteo Biffoni, chiamato in causa nelle scorse settimane per assumere il ruolo di arbitro di un impasse che dura ormai da nove mesi (lo scorso aprile, data della prima assemblea terminata con la fumata nera) pare si sia messo in comunicazione con il ministero dell’Economia e delle finanze, l’ente sovraordinato alla Fondazione pratese, e abbia individuato la persona con la quale avere, nei prossimi giorni, un confronto sulla situazione che si è venuta a creare e sulle soluzioni possibili.
Certo è che le persone più vicine al sindaco non hanno dubbi sul fatto che l’ennesima fumata nera in assemblea abbia irritato e non poco il primo cittadino. «La soluzione - è la convinzione in Comune - deve essere trovata all’interno dei componenti della lista che con buon senso devono trovare un accordo. Altrimenti sarà necessaria un azione decisiva». Pare evidente che se mai il Comune dovesse entrare a gamba tesa nella querelle Fondazione, non lo farebbe per chiedere al ministero un aiuto per modificare lo statuto ma per commissariare la Fondazione.
L’idea di portare dei cambiamenti al regolamento sul voto - che prevede per ogni eletto una maggioranza dei due terzi dell’assemblea - è stata messa sul tavolo dalla presidente in prorogatio Fabia Romagnoli che al termine dell’assemblea di martedì - nella quale ha ufficializzato il suo passo indietro che non è certo servito a trovare una convergenza alternativa - ha affermato «che un meccanismo va trovato per sbloccare la situazione». Una strada c’è: il consiglio di indirizzo potrebbe rivolgersi al Mef, autorità in grado di dare il via libera alla modifica dello statuto anche nel caso, come quello di Prato, l’organismo sia prorogatio e autorizzato a occuparsi solo della gestione ordinaria dell’ente. Una possibilità che però non piace al sindaco.
All’assemblea di martedì gli 81 votanti (29 le deleghe, asticella del quorum fissata a 54 voti) hanno dovuto scegliere tra dieci candidati, un numero spropositato proprio a causa del quorum dei due terzi, e nessuno ha raggiunto l’obiettivo. Il più votato è stato l’imprenditore Franco Bini con 48 voti che ha raccolto il consenso trasversale di molte anime dell’assemblea ma non quelle della componente cattolica rappresentata dall’avvocato Mauro Giovannelli che ha però ottenuto dal secondo al quinto posto con nell’ordine don Marco Pratesi con 47 voti, Diana Marta Toccafondi con 45, Giammarco Piacenti con 44 e Isabella Lai Ballerini con 40.(c.o.)
Bocche cucite e nessun commento ma il sindaco Matteo Biffoni, chiamato in causa nelle scorse settimane per assumere il ruolo di arbitro di un impasse che dura ormai da nove mesi (lo scorso aprile, data della prima assemblea terminata con la fumata nera) pare si sia messo in comunicazione con il ministero dell’Economia e delle finanze, l’ente sovraordinato alla Fondazione pratese, e abbia individuato la persona con la quale avere, nei prossimi giorni, un confronto sulla situazione che si è venuta a creare e sulle soluzioni possibili.
Certo è che le persone più vicine al sindaco non hanno dubbi sul fatto che l’ennesima fumata nera in assemblea abbia irritato e non poco il primo cittadino. «La soluzione - è la convinzione in Comune - deve essere trovata all’interno dei componenti della lista che con buon senso devono trovare un accordo. Altrimenti sarà necessaria un azione decisiva». Pare evidente che se mai il Comune dovesse entrare a gamba tesa nella querelle Fondazione, non lo farebbe per chiedere al ministero un aiuto per modificare lo statuto ma per commissariare la Fondazione.
L’idea di portare dei cambiamenti al regolamento sul voto - che prevede per ogni eletto una maggioranza dei due terzi dell’assemblea - è stata messa sul tavolo dalla presidente in prorogatio Fabia Romagnoli che al termine dell’assemblea di martedì - nella quale ha ufficializzato il suo passo indietro che non è certo servito a trovare una convergenza alternativa - ha affermato «che un meccanismo va trovato per sbloccare la situazione». Una strada c’è: il consiglio di indirizzo potrebbe rivolgersi al Mef, autorità in grado di dare il via libera alla modifica dello statuto anche nel caso, come quello di Prato, l’organismo sia prorogatio e autorizzato a occuparsi solo della gestione ordinaria dell’ente. Una possibilità che però non piace al sindaco.
All’assemblea di martedì gli 81 votanti (29 le deleghe, asticella del quorum fissata a 54 voti) hanno dovuto scegliere tra dieci candidati, un numero spropositato proprio a causa del quorum dei due terzi, e nessuno ha raggiunto l’obiettivo. Il più votato è stato l’imprenditore Franco Bini con 48 voti che ha raccolto il consenso trasversale di molte anime dell’assemblea ma non quelle della componente cattolica rappresentata dall’avvocato Mauro Giovannelli che ha però ottenuto dal secondo al quinto posto con nell’ordine don Marco Pratesi con 47 voti, Diana Marta Toccafondi con 45, Giammarco Piacenti con 44 e Isabella Lai Ballerini con 40.(c.o.)
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