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Prato

Strage della Teresa Moda Pene ridotte in appello

Strage della Teresa Moda Pene ridotte in appello

Ma i giudici hanno confermato la sostanza della sentenza di primo grado Quattro anni ai proprietari italiani del capannone dove morirono sette cinesi

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PRATO. La condanna è stata ridotta in appello, ma la sostanza è rimasta intatta: i fratelli Giacomo e Massimo Pellegrini sono stati ritenuti colpevoli per la morte dei sette operai cinesi nell’incendio della confezione Teresa Moda di via Toscana, il 1° dicembre 2013.

La terza sezione penale della Corte d’Appello di Firenze ha condannato ieri i due immobiliaristi pratesi a quattro anni di reclusione per omicidio colposo plurimo aggravato e li ha assolti dall’accusa di incendio colposo. In primo grado, il 12 febbraio dell’anno scorso, i fratelli Pellegrini erano stati condannati dal giudice Fanales a sei anni e sei mesi di reclusione per entrambi i capi d’imputazione (il pubblico ministero Lorenzo Gestri aveva chiesto una condanna a quattro anni e 10 mesi). Scontato il ricorso in Cassazione da parte degli avvocati difensori Bisori e Niccolai.

In pratica la corte presieduta dal giudice Luisa Romagnoli ha accolto la tesi dalla Procura di Prato, confermata dalle richieste della Procura generale, secondo la quale i due proprietari del capannone di via Toscana erano perfettamente a conoscenza che l’immobile non rispettava le norme di sicurezza quando fu affittato a una prestanome cinese, e poi avrebbero tollerato il mancato rispetto delle cautele anti-infortunistiche continuando a riscuotere l’affitto dai gestori di fatto della confezione, le sorelle Lin Youlan e Lin Youli, condannate rispettivamente a 8 anni e 8 mesi e a 6 anni e 10 mesi (pene poi confermate in appello).

I giudici hanno disposto anche una serie di risarcimenti danni da liquidarsi in separata sede alle parti civili, assistite tra gli altri dall’avvocato Tiziano Veltri, assegnando risarcimenti provvisionali di 5.000 euro alla parte civile Chen Chanzhong (l’unico operato sopravvissuto al rogo), 50.000 a Lin Heping, 50.000 a Hu Jiangqin, Hu Huangmei, Hu Zhiuha, 10.000 euro a Lin Mingen, Rao Changying, Xue Huiying.

Anche il Comune di Prato e la Cisl hanno ottenuto un risarcimento provvisionale di 10.000 euro, insieme alle parti civili Dong Wenqi, Dong Wenli, Dong Zuelian e Su Qimin, mentre 50.000 euro sono destinati a Dong Linda e Su Gengrui.

La sentenza di ieri è importante perché conferma il principio stabilito per la prima volta in primo grado, secondo il quale i proprietari italiani dei capannoni non a norma che affittano ai confezionisti cinesi senza scrupoli in cambio di affitti spesso superiori a quelli di mercato (o comunque non proporzionati allo stato dei luoghi) d’ora in poi sanno che potranno essere chiamati a rispondere dei reati commessi all’interno di quei capannoni.

Non è sempre stato così, e anzi spesso in passato i proprietari degli immobili sono stati chiamati a rispondere in solido coi confezionisti della realizzazione dei dormitori abusivi negli stanzoni, ma poi sono stati assolti dai giudici.

Di fronte alla tragedia della Teresa Moda, però, con lo choc emotivo e il clamore mediatico e politico che ne è seguito, la Procura ha fatto un salto in avanti ed è riuscita prima a contestare e poi a dimostrare in aula un reato che non era così scontato si potesse contestare.

Il messaggio è arrivato chiaro, anche alle orecchie della proprietaria italiana della casa-fabbrica della Tignamica dove lo scorso 26 agosto sono morti altri due operai cinesi in un incendio.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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