Il Tirreno

Prato

Impasse Fondazione, terza fumata nera

Cristina Orsini
Impasse Fondazione, terza fumata nera

Prato, nessuno dei dieci candidati ha raggiunto il quorum, il rischio commissariamento si avvicina. Biffoni in campo

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PRATO. Terza fumata nera per Fondazione Casa di Risparmio che ormai da nove mesi, con tre assemblea fatte, non riesce a rinnovare gli organismi dirigenti. Anche questa volta la divisione tra schieramenti, la mancanza di accordi, i veti hanno prodotto un nulla di fatto nell’assemblea convocata alla Camera di Commercio, presenti una cinquantina di soci con 29 deleghe, complessivamente 81 votati, con un quorum altissimo - secondo lo statuto deve essere dei due terzi - di 54 voti.

E il risultato è stato che nessuno dei sette candidati oltre ai tre presentati “fuori lista” ha ottenuto il numero di voti sufficiente. Questa volta, almeno, c’è mancato poco: l’imprenditore Franco Bini è arrivato vicino a raggiungere l’obiettivo con 48 voti, secondo don Marco Pratesi con 47, poi Diana Marta Toccafondi, con 45 voti seguita a ruota da Gianmarco Piacenti con 44. E’ questo il gruppo di testa dei candidati al consiglio di indirizzo, tre dei quali - Pratesi, Toccafondi e Piacenti - fanno parte del gruppo di candidature presentato dall’avvocato Mauro Giovannelli. Alcune altre anime della Fondazione hanno cercato la convergenza, invece, sul nome di Bini ma senza raggiungere l’obiettivo.

In quinta posizione con 40 voti si è attestata Isabella Lapi Ballerini, con 39 l’imprenditore Marco Benesperi, quindi Alessandro Pieraccini, con 33 voti, Antonio Domenico Mazzone 32, pari merito con l’avvocato Gabriele Pica Alfieri. Venti voti per l’imprenditore Andrea Tespestini, 2 per Idalia Venco che però si era ritirata dalla competizione e altri 2 per l’avvocato Gattidei, entrambi “fuori lista”.

A nulla, evidentemente, è servito il passo indietro della presidente in prorogatio Fabia Romagnoli che ha ufficializzato la sua volontà di ritirarsi dalla mischia nell’intervento introduttivo dell’assemblea e poco o nulla è servito il lavoro di ricucitura, durato alcune settimane, affidato ai cosiddetti tre saggi. Le spaccatura, per la terza volta, hanno avuto la meglio.

«A questo punto - ha commentato Romagnoli a conclusione dell’assemblea - dovremo trovare il modo di modificare qualcosa nelle procedure per arrivare a una soluzione». Una strada c’è anche se è complessa: il consiglio di indirizzo, anche questo in prorogatio, può chiedere al ministero dell’Economia e delle Finanza sotto il cui ombrello sta la Fondazione, il permesso di modificare lo statuto nella parte che riguarda il quorum. Altra possibilità - ancora più remota - è arrivare a un commissariamento che spazzerebbe via definitivamente gli organismi attuali e farebbe ripartire il gioco da capo. L’incertezza grossa riguarda i criteri: se, cioè, nella situazione attuale, con il documento programmatico approvato il mese scorso. ricorrano le condizioni per procedere verso un una soluzione tanto drastica. Di sicuro nella partita Fondazione, come ha annunciato, entrerà a gamba tesa il sindaco Matteo Biffoni, chiamato in causa come arbitro e che questa volta non starà a guardare.

 

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