Il Tirreno

Prato

Animali maltrattati, il pm chiede la condanna per Gilberto Tozzi

di Francesco Albonetti
Animali maltrattati, il pm chiede la condanna per Gilberto Tozzi

Prato, 1 anno e 10 mesi più 9000 euro di multa all''ex direttore del Csn. Assoluzione per la moglie Deanna e il figlio Saverio. Mercoledì 20 la sentenza

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PRATO. Un anno e dieci mesi più 9.000 euro di multa all’ex direttore del Centro di scienze naturali Gilberto Tozzi, con la pena sospesa per le attenuanti generiche. Questa la richiesta del pubblico ministero Egidio Celano nel lungo processo per i presunti maltrattamenti di animali che sarebbero avvenuti nel Centro di Galceti durante la conduzione della famiglia Tozzi.

Celano ha, invece, chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto nei confronti di Saverio Tozzi, figlio di Gilberto e la moglie Deanna Lastrucci, riconoscendo che non hanno avuto alcun ruolo nell’ambito dei reati ascritti all’ex direttore: maltrattamento di animali attraverso la somministrazione di cibi inidonei e la detenzione abusiva di un’arma. Prescritto, invece, il reato di esercizio abusivo della professione di veterinario, così come la richiesta è di assoluzione per l’uso di farmaci scaduti e per gli altri reati.

La lunga udienza è iniziata alle 9 e si è conclusasi in serata con l’aggiornamento a questa mattina per la sentenza. Di fronte al collegio presieduto dalla giudice Angela Fedelino, sono stati ascoltati altri test della difesa, volontari del Centro e due veterinari, l’uno all’epoca dei fatti in forze all’Asl pratese e l’altro un consulente degli stessi difensori Alberto Rocca e Michele Nigro. Difesa che ha però rinunciato ad altri test con l’obiettivo di concludere il processo prima del 21 dicembre, data in cui cade in prescrizione. La parte più importante, però, è stata la dichiarazione spontanea rilasciata da Gilberto Tozzi e dal figlio Saverio, nelle quali non sono mancati momenti di commozione.

Tozzi ha esordito rifiutando «le accuse infamanti» che gli sono piovute addosso, dai maltrattamenti degli animali al bracconaggio, culminate col blitz del giugno 2010 al Centro di Galceti da parte della Polizia provinciale, Forestale e carabinieri del Nas. «È stato detto che curavo e operavo gli animali senza essere un veterinario – ha detto Tozzi – ma non ne avevamo bisogno: il Csn aveva ricche convezioni con una serie di veterinari, non solo il dottore Giromella, che all’epoca attraverso la Croce Verde di Pistoia prendeva gli animali selvatici che provenivano da quella zona. Ma anche con la clinica veterinaria del dottor Briganti per il Valdarno e del dottor Martelli per l’Asl 10 e il Mugello».

Tozzi ha respinto anche le accuse sugli abbattimenti di animali: «Mi hanno accusato di crudeltà quando era esattamente il contrario: se è capitato di dover finire qualche selvatico che arrivava alle 3 di notte agonizzante ho agito con coscienza e col massimo spirito di pietà». A questo proposito, durante le ultime testimonianze dei veterinari è emerso un q uadro legislativo confuso su chi possa effettivamente occuparsi di queste “eutanasie”, ovvero se a occuparsene possa essere solo un veterinario o anche semplici persone esperte delegate dal medico, come pare in uso.

Sull’accusa di utilizzare trappole, in prevalenza per i topi, l’ex direttore del Csn ha detto che «non si trattava di trappole, ma di distributori alimentari calibrati». Tozzi ha poi descritto i meriti della sua gestione nel campo dell’ecologia, riconosciuti non solo in Italia ma anche all’estero, le aree protette create, come quella del Monteferrato: «Ho salvato dai 3500 ai 4000 animali selvatici l’anno in 40 anni di attività». Tozzi ha anche difeso con forza la moglie Deanna e il figlio Saverio, «del tutto estranei alla gestione della fauna». Un aspetto tornato poi nella dichiarazione spontanea di Saverio Tozzi, ingegnere ambientale che si occupava in prevalenza dell’aspetto tecnologico e informatico della gestione, con alcuni risultati di eccellenze, come la creazione del primo sistema di telerilevamento in Europa per gli incendi boschivi.
 

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