Fondazione, terzo atto: all’assemblea si va senza un accordo
Prato, l’appuntamento è per il 19, la lista di 7 nomi non è condivisa dal gruppo Giovannelli che ha presentato altre 3 candidature
PRATO. Fondazione Cassa di Risparmio: terzo atto. All’assemblea fissata per le 17 di martedì prossimo alla Camera di Commercio si arriva, nonostante gli sforzi dei tre saggi che per alcune settimane hanno tentato di ricomporre le fratture tra correnti, senza un accordo. E il rischio della terza fumata nera non è davvero sfumato. O meglio, un “patto” c’è e ha prodotto i sette nomi che verranno presentati al giudizio dell’assemblea per andare a rinnovare i componenti elettivi del consiglio di indirizzo, manca però l’accordo con lo “schieramento”, non propriamente debole, che fa capo all’avvocato Mauro Giovannelli che in una nota ha messo “nero su bianco” la nuova linea di faglia: «Il consiglio di indirizzo, secondo lo statuto della Fondazione, è legittimato a proporre all’assemblea i candidati che intende sottoporre al voto. Basta che sia chiaro che quei nomi sono stati scelti solo da alcune delle componenti, senza la partecipazione della nostra».
Dunque quali sono i nomi «che - scrive sulla convocazione dell’assemblea la presidente in prorogatio Fabia Romagnoli che si è ritirata dalla competizione sulla presidenza per favorire un’intesa che non è stata comunque raggiunta - rappresentano in questo momento la massima convergenza possibile»? La lista è composta dagli imprenditori Marco Benesperi, Franco Bini e Andrea Tempestini, dall’avvocato Gabriele Pica Alfieri, dal presidente dell’Ordine dei geometri Alessandro Pieraccini, da don Marco Pratesi, presidente della Roncioniana e da Diana Marta Toccafondi, soprintendente dei Beni archivistici e bibliografici della Toscana. Questi ultimi due nomi fanno parte del gruppo di candidature - cinque in totale, effettivamente tante - sostenute dalla corrente Giovannelli, sfrondate per far posto a rappresentanti di altre anime, decisione che alla fine ha contribuito a non far rimarginare la frattura. Uscite dalla porta sono però rientrate - come si dice - dalla finestra, perché le candidature di Isabella Lapi Ballerini, di Antonio Domenico Mazzone e di Gianmarco Piacenti sono state ripresentate dal socio Daniele Piacenti e verranno portate, come eventuali altre, in assemblea il 19.
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«Escluderli dalla lista - è il giudizio di Giovannelli - ha rappresentato una vera forzatura da parte di chi nelle precedenti assemblee, è risultato componente minoritaria. Una sorta di dittatura della minoranza. I tre candidati esclusi - ha proseguito - non si qualificano per essere vicini o amici dell’avvocato Giovannelli ma per essere persone dotate di riconosciuta professionalità e autorevolezza che intendono mettere le loro competenza al servizio della Fondazione. Sono stati inoltre i più votati nelle scorse assemblee». E mentre la lista dei papabili si allunga, si avvicina il rischio, in caso di mancata elezione, che l’impasse che dura da aprile si trasformi in commissariamento: una decisione forte - che potrebbe prendere solo il ministero dell’Economia - e che azzererebbe definitivamente i giochi. Resta da vedere, però, se criteri e termini sussistano. Di sicuro, se la fumata nera si ripeterà per la terza volta, una sterzata netta verrà chiesta dal sindaco Matteo Biffoni il cui intervento, nel ruolo di mediatore, è stata richiesto dalle opposizioni.
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