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Il veterinario al processo: "Così a Galceti maltrattavano gli animali"
Prato, minuzioso racconto del consulente chiamato durante il blitz del 2010 al Centro di scienze naturali. Ma i difensori della famiglia Tozzi sfornano delle foto che, in parte, smentiscono il racconto
PRATO. Il Centro di scienze naturali di Galceti ha ripreso da poche settimane la sua attività di accoglienza e cura degli animali selvatici feriti. Ma ancora non è chiusa l’inchiesta a carico della precedente gestione, la famiglia Tozzi al completo con l’ex direttore Gilberto Tozzi, la moglie Deanna e il figlio Saverio. Sono tutti imputati per maltrattamento di animali, caccia in zone proibite, esercizio abusivo della professione di veterinario, detenzione di armi.
L’inchiesta, iniziata col blitz dell’estate del 2010, ha vissuto una lunga fase preliminare di 4 anni, tanto che il processo dovrebbe cadere in prescrizione il prossimo 22 dicembre. Martedì 12 nell’aula collegiale del tribunale sono stati ascoltati altri test - volontari, una dipendente e il veterinario-consulente chiamato dalla polizia provinciale nella prima fase delle indagini - ma l’udienza è stata rinviata al 19, forse una delle ultime date utili.
In quell’occasione è probabile che saranno ascoltati, come hanno chiesto loro stessi, proprio Gilberto, Deanna e Saverio, difesi dagli avvocati Alberto Rocca e Michele Nigro. Il sostituto procuratore Egidio Celano ha messo alle strette il volontario Mario Vignolini e la dipendente Francesca Catani. Ma la testimonianza più interessante è stata quella del veterinario Lorenzo Mannini. Ha parlato di recinti per i cinghiali di tre metri per tre con un animale morto in decomposizione trovato all’interno. Liquerizia e merendine, cibo ritenuto «poco appropriato».
Inadeguati anche i recinti dei 40 cervi e daini ospitati, con un sistema per abbeverare gli animali inadatto. Anche in questo caso, merendine, farine e scarti di supermercato come cibo, poi trovato in grande quantità nell’unico magazzino, peraltro invaso dai topi. «In tutto il Centro non abbiamo trovato un solo filo di foraggio e fieno, la dieta adatta agli erbivori». La difesa ha però estratto dal cilindro una prova, cioè alcune foto scattate dalla polizia che mostrano la presenza di un fienile, sfuggito al veterinario.
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Altro punto controverso è quello degli storni e cornacchie uccisi e conservati in un congelatore come pasto per alcune specie di animali. “In una decina di uccelli si vede la forma del pollice sulla testa – ha detto il veterinario – tipico dello schiacciamento che viene utilizzato dai cacciatori per finire l’animale”. I legali difensori hanno però eccepito che le normative consentivano forme di selezione per alcune specie di uccelli ritenuti, se troppo numerosi, dannosi per gli altri animali. Una decisione che spettava alla Provincia, che a sua volta delegava la selezione ad enti come il Centro di scienze naturali.
Un altro aspetto che ha colpito il veterinario, la presenza di tantissime tartarughe disperse praticamente ovunque, un animale che può veicolare la salmonella. Nel mirino anche le voliere degli uccelli, tenute male e con troppo guano. E’ non è stato chiaro se anche il direttore Gilberto Tozzi abbia eseguito qualche piccolo intervento, come quello di dare punti di sutura ad animali feriti, come competerebbe solo al veterinario. (f.a.)
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