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Prato

Evasione milionaria, due arresti Sequestrate le quote del “Corsi”

Evasione milionaria, due arresti Sequestrate le quote del “Corsi”

Ai domiciliari marito e moglie cinesi che avevano acquistato lo storico negozio di calzature Furono anche ricevuti in Comune, ma secondo la Procura hanno evaso oltre 4 milioni di euro

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PRATO. Due coniugi cinesi di 40 e 35 anni, Hu Yunheng e Zhou Liyan, residenti a Carmignano, sono stati messi agli arresti domiciliari perché accusati di un’evasione fiscale milionaria nell’ambito di un’inchiesta del sostituto procuratore fiorentino Gianni Tei. L’ordinanza è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari Anna Liguori, che ha disposto il sequestro di beni per oltre 4 milioni di euro.

Ai due coniugi, indagati insieme a due connazionali che però restano a piede libero, si contesta di aver messo in piedi numerose società che operavano nella produzione di pelletteria e nella gestione dei ristoranti, società intestate a prestanome, che poi sparivano senza accollarsi il pagamento delle tasse.

Tra i beni sequestrati ci sono anche le quote dello storico negozio di calzature “Corsi” di via Garibaldi a Prato, ceduto dai proprietari italiani ai cinesi nel luglio del 2015, oltre al ristorante “Forever” di Sesto Fiorentino, nei pressi dell’Ikea.

Nell’ordinanza del gip Liguori si ricostruisce la genesi dell’inchiesta partendo dagli ingenti debiti col fisco accumulati da marito e moglie. Zhou Liyan, in qualità di amministratrice del negozio Corsi, del ristorane Forever e dell’omonima azienda di import-export, risulta debitrice di tre milioni e 602mila euro, mentre il marito ha accumulato un debito di 354mila euro come gestore di fatto del ristorante, dell’import-export della ditta Grimaldi (valigie e ombrelli, intestata alla madre), di Guido Euroingroso, Under Rain srl e del negozio Corsi. All’imprenditore, che gira in Maserati, la Procura contesta di aver trasferito in Cina non meno di 880mila euro e di aver acquistato le quote del negozio pratese di calzature per oltre un milione di euro, in parte usando il nome del cognato, che però non è mai stato in Italia. Quelle quote, stando all’ordinanza, sono state però state pagate a un valore nominale di poco più di 30.000 euro e il giudice Liguori lo sottolinea quando scrive che «non può farsi a meno di notare come questa operazione sia stata condotta con alcuni accorgimenti tecnici provenienti da professionisti il cui operato sarebbe opportuno accertare». In una conversazione intercettata il 24 luglio 2017 Zhou Liyan chiama il commercialista della famiglia Corsi per perfezionare l’acquisto delle quote residue della società, chiede una dilazione di pagamento e propone l’emissione di due assegni post-datati. Il commercialista rifiuta e dice: «Almeno questa volta le cose vanno fatte per bene e legalmente». Pochi giorni dopo, però, una parte dell’importo verrà pagata con un assegno post-datato.

Il subentro degli imprenditori cinesi nella gestione del negozio Corsi di via Garibaldi fece abbastanza rumore nell’estate del 2015, anche perché si tratta di un negozio che ha una clientela molto facoltosa. E i due nuovi proprietari, lo ricorda anche il giudice Liguori nell’ordinanza, furono ricevuti dall’assessore allo Sviluppo economico Daniela Toccafondi. «Sono rimasta favorevolmente colpita da questa coppia di imprenditori cinesi, marito e moglie, che sono venuti a presentarsi in assessorato» disse lo stesso assessore al Tirreno commentando il passaggi di proprietà.

Ora si scopre che dietro alla facciata rispettabile si celava, se le accuse della Procura troveranno conferma, una realtà fatta di evasione fiscale su diversi fronti e il sospetto che Hu Yunheng sia impegnato anche nella contraffazione di marchi. Nel 2015, quando si presentò in Comune insieme alla moglie, l’imprenditore aveva già trasferito in Cina (l’anno precedente) 880mila euro per conto dell’azienda di import-export Forever (intestata a Luo Zhongyu) «senza alcuna giustificazione economica» scrive il giudice. Lui e la moglie si sarebbero specializzati nella costituzione di società fantasma che servivano solo a non pagare le tasse. E intanto compravano negozi di lusso.

Paolo Nencioni

Matteo Leoni

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