Il dolore
Figline in lutto per la morte di Mario Becchi
Prato, aveva 88 anni. Per tutta la vita si è impegnato a diffondere la cultura antifascista. Il fratello Vinicio scampò all'eccidio del 6 settembre 1944
PRATO. E' morto venerdì 8 Mario Becchi, 88 anni, fratello di Vinicio, uno dei partigiani scampati all'eccidio di Figline del 6 settembre 1944. Il suo carattere e la sua personalità lo avevano fatto amare da tutti. Comunista, era stato consigliere di quartiere e della circoscrizione nord. Mario Becchi all'epoca dell'eccidio aveva quindici anni. Insieme ad altri ebbe pietosamente cura dei martiri impiccati dai nazi-fascisti togliendo le corde e occupandosi delle sepolture. Insieme ai fratelli Floris e Vinicio fondò la casa del popolo di Figline. E fu sempre merito suo la costituzione del Comitato d'iniziativa paesana, insieme a don Giacomo Billi, e il gemellaggio con un altro paese funestato dalla furia nazista, Marzabotto. Sabato 9, alle 15, i funerali in forma civile.
Questo il bel ricordo pubblicato su Facebook da Emanuele Spud Grandi.
"La casa di Mario è quella centrale che si affaccia sulla piazzetta dove c’è anche quella dei miei genitori: è una casa che per noi figlinesi simboleggiava il “municipio”, perché se mai un giorno Figline avesse avuto un sindaco questi non avrebbe potuto essere altri che Mario.
Mario mi ha visto nascere, mi ha visto bambino, mi ha visto crescere; mi ha visto giocare nella piazzetta e non ha mai brontolato per questo, non l’ho mai sentito dire “ve lo buco quel pallone!” e per un bambino queste sono cose importanti.
Mario era vestito di blu, come il mio babbo, come i lavoratori: Mario divideva il suo tempo fra i telai e la sua casa, dove coltivava la sua grande passione: la politica.
Mario credeva fosse possibile cambiare il mondo, che sarebbe arrivato un giorno in cui di giustizia e libertà avrebbero goduto tutti gli uomini.
Mario credeva nei suoi ideali politici e li ha sempre onorati con il modo in cui ha condotto tutta la sua vita, fino alla fine.
Mario è stato un partigiano, sempre.
Mario prese in braccio ragazzi più grandi di lui che penzolavano da una forca e passò davanti ai soldati tedeschi: essi controllavano un ragazzino mingherlino che portava in spalla i partigiani impiccati mentre Prato, pochi chilometri più giù, veniva liberata.
Mario aveva quindici anni quel giorno di settembre, il giorno in cui poggiò sul carretto un ragazzo senza vita dai capelli rossi, il giorno in cui diventò uomo sapendo bene da che parte stare per il resto della sua vita.
Mario amava la vita perché aveva visto quanto brutta fosse la guerra e la morte.
Mario se n’è andato ieri per sempre, a 88 anni, per raggiungere quei ragazzi che scendevano dalla montagna e che riposano all’ombra di un bel fior."
Buon viaggio Mario, e grazie ![]()
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