Attenzione
Niente vaccini sul bimbo: "espulso" dal centro giochi
Primo caso a Prato, la mamma "no vax" ha comunicato ufficialmente la volontà di non fare l'autocertificazione, a casa il piccolo di nemmeno un anno
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PRATO. L’autocertificazione non s’ha da fare. Niente vaccini sul figlioletto che non ha ancora spento la prima candelina: né ora, né mai. Meglio dirlo chiaro e tondo fin da subito, senza aspettare la scadenza del 10 marzo 2018 per mettersi in regola. Così, un centro gioco comunale ha chiuso le porte a un bimbo di pochi mesi, costringendo la madre a ritirarlo a casa e a organizzarsi diversamente. D’altro canto, la legge è legge. Gli uffici scolastici di via Santa Caterina non hanno fatto altro che applicare la normativa della ministra Lorenzin, che estende l’obbligo vaccinale (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, emofilo di tipo B, morbillo, parotite, rosolia e varicella) anche agli iscritti ai servizi integrativi al nido come i Giocacipì. Un servizio molto richiesto e apprezzato dalle famiglie, suddiviso per età: Giocacipì verde per i bambini dai 18 ai 36 mesi, azzurro per bambini e famiglie dai 12 ai 36 mesi, arancio per i piccolissimi da 3 a 12 mesi. «Il bambino che abbiamo dimesso dal servizio perché il genitore non voleva presentare l’autocertificazione era iscritto al Giocacipì arancio», conferma la dirigente Donatella Palmieri.
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Come avvenuto già per i nidi e le materne, anche per chi frequenta i centri gioco (oltre 400 bambini) doveva avvenire l'incrocio tra gli elenchi comunali con i dati presenti nell'anagrafe vaccinale. Decine i “casi meglio da verificare”, secondo la dicitura riportata dall’Asl agli uffici scolastici comunali. Ma c’è chi ha compilato il modulo di autocertificazione entro metà ottobre (il Giocacipì inizia proprio nell’arco di questo mese), impegnandosi a consegnare entro il 10 marzo prossimo i documenti attestanti la vaccinazione del figlio, c’è chi invece al telefono (un solo caso, per la verità) ha ribadito il suo no per motivi “ideologici”. Niente autocertificazione dunque per questa mamma “no vax”. Ma la sospensione del figlio, almeno secondo quanto riferito al Comune, non le avrebbe complicato troppo la vita visto che il centro gioco non funziona come un asilo nido ma dà la possibilità di fare le prime esperienze di socializzazione in compagnia dei genitori e delle educatrici.
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Il problema semmai si presenterà al momento in cui il bambino sarà iscritto al nido o alla materna. A fine settembre solo sei bambini pratesi su dieci, nella fascia 0-6, risultavano in regola con i vaccini obbligatori. La posizione degli altri quattro, scriveva l’Asl, «doveva essere meglio verificata» anche perché nel frattempo c’era chi aveva prenotato l’appuntamento per il vaccino. Una pioggia di autocertificazioni (circa tremila fogli) ha inondato le segreterie scolastiche e gli uffici comunali competenti sui nidi e alcune scuole dell’infanzia. Quanti saranno gli esclusi da scuola dopo il 10 marzo? A metà settembre l’assessora alla pubblica istruzione Mariagrazia Ciambellotti aveva incontrato un gruppo di genitori “no-vax”: una quindicina di persone facenti capo alla Cliva (comitato per la libertà vaccinale).
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