Gioco
La Rivoluzione Russa vista dal treno
Prato festival: Ezio Mauro ha presentato al Metastasio la sua ricostruzione da cronista degli eventi del 1917
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PRATO. Un leggio, uno sgabello. Immagini in bianco e nero che scorrono sullo schermo, una voce fuori campo, quella dell’attore Ivano Marescotti. La Rivoluzione russa raccontata giorno per giorno, seguendo il calendario, da un cronista d’eccezione: Ezio Mauro. È questo il cuore dello spettacolo “I due treni. Lenin e lo Zar. Cronache di una rivoluzione”, presentato ieri al Teatro Metastasio in occasione del Prato Festival.
Per vent’anni direttore del quotidiano La Repubblica, oggi editorialista, Ezio Mauro è profondo conoscitore di quel mondo dove ha lavorato anche corrispondente da Mosca. Dal reportage pubblicato sul quotidiano sono poi nati lo spettacolo teatrale, il libro “L’anno del ferro e del fuoco”, racconti multimediali, un programma tv. Un lavoro minuzioso che lo ha portato, nel corso della sua opera di ricostruzione di un pezzo fondamentale della storia mondiale del Novecento, ad abbinare l’analisi puntuale dei fatti dello storico allo sguardo curioso e attento del giornalista. Grazie alla ricerca del particolare ( “la macchina da cucire finita chissà perché nella Duma”) riesce a dare vita ad eventi da noi lontani un centinaio di anni.
La ricostruzione di Mauro prende le mosse dall’assassinio del “monaco nero” Rasputin per poi salire sui due treni, quello dello Zar Nikolaj II, costretto all’abdicazione dalla sommossa popolare, e quello di Vladimir Ilic Ulianov, Lenin. Quest’ultimo, in esilio per diciassette anni, ritornò in patria per guidare quella rivoluzione partita dal basso, sotto la spinta dei bisogni primari: il lavoro, la fame, la libertà. Gli eventi drammatici del febbraio 1917 sono scanditi dalle parole di Mauro che riesce a far salire lo spettatore sull’immaginario terzo treno, quello della Storia. A far da contrappunto immagini e voci d’epoca (come la Marsigliese cantata in russo) che aiutano il pubblico a calarsi nell’atmosfera di quel mondo apparentemente così lontano da quello attuale ma che in realtà contiene al suo interno temi universali: l’attaccamento al potere, l’incapacità di comprendere la realtà in mutamento, l’illusione di poter realizzare compiutamente la democrazia. Una narrazione teatrale capace di dare nuova consapevolezza su personaggi e fatti che hanno cambiato la vita di milioni di uomini e donne.
Giovanni Ciattini
Per vent’anni direttore del quotidiano La Repubblica, oggi editorialista, Ezio Mauro è profondo conoscitore di quel mondo dove ha lavorato anche corrispondente da Mosca. Dal reportage pubblicato sul quotidiano sono poi nati lo spettacolo teatrale, il libro “L’anno del ferro e del fuoco”, racconti multimediali, un programma tv. Un lavoro minuzioso che lo ha portato, nel corso della sua opera di ricostruzione di un pezzo fondamentale della storia mondiale del Novecento, ad abbinare l’analisi puntuale dei fatti dello storico allo sguardo curioso e attento del giornalista. Grazie alla ricerca del particolare ( “la macchina da cucire finita chissà perché nella Duma”) riesce a dare vita ad eventi da noi lontani un centinaio di anni.
La ricostruzione di Mauro prende le mosse dall’assassinio del “monaco nero” Rasputin per poi salire sui due treni, quello dello Zar Nikolaj II, costretto all’abdicazione dalla sommossa popolare, e quello di Vladimir Ilic Ulianov, Lenin. Quest’ultimo, in esilio per diciassette anni, ritornò in patria per guidare quella rivoluzione partita dal basso, sotto la spinta dei bisogni primari: il lavoro, la fame, la libertà. Gli eventi drammatici del febbraio 1917 sono scanditi dalle parole di Mauro che riesce a far salire lo spettatore sull’immaginario terzo treno, quello della Storia. A far da contrappunto immagini e voci d’epoca (come la Marsigliese cantata in russo) che aiutano il pubblico a calarsi nell’atmosfera di quel mondo apparentemente così lontano da quello attuale ma che in realtà contiene al suo interno temi universali: l’attaccamento al potere, l’incapacità di comprendere la realtà in mutamento, l’illusione di poter realizzare compiutamente la democrazia. Una narrazione teatrale capace di dare nuova consapevolezza su personaggi e fatti che hanno cambiato la vita di milioni di uomini e donne.
Giovanni Ciattini
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