Il Tirreno

Prato

Favori a camorrista, imprenditori cinesi e conoscenti: condannato ex poliziotto

Una sede della Corte dei Conti
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Una sede della Corte dei Conti

Un sovrintendente capo già in servizio alla Questura di Prato dovrà risarcire lo Stato con 10.000 euro per il danno d'immagine. Regali in cambio di un occhio di riguardo per gli amici

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PRATO. Firme false per fare un favore a un imprenditore ritenuto vicino a un clan della camorra, soffiate a un imprenditore cinese sulle date dei controlli nella sua confezione, mancati controlli a un altro cinese che si allontanava dalla sua abitazione pur essendo agli arresti domiciliari e infine accesso abusivo alla banca dati del ministero dell'Interno per fare favori ad alcuni conoscenti. E' lungo e per certi versi incredibile l'elenco di accuse rivolte a un poliziotto già in servizio alla Questura di Prato, che prima è stato condannato in sede penale e ora dovrà risarcire lo Stato con 10.000 euro per il danno d'immagine, come ha stabilito una sentenza della sezione toscana della Corte dei Conti dello scorso 27 aprile.

Il sovrintendente capo Luigi Papa, 60 anni, residente a Prato e cessato dal servizio il 5 novembre 2011, è stato ritenuto responsabile del danno d'immagine in conseguenza delle condotte sulle quali aveva acceso i fari nel 2009 la Direzione distrettuale antimafia di Firenze. In particolare i magistrati fiorentini gli avevano contestato alcuni favori all'imprenditore campano Emanuele Bagnati, sottoposto all'obbligo di firma in Questura. Bagnati non si presentò il 18, 18 e 20 agosto 2009, ma il poliziotto mise le firme al suo posto il 24 agosto. Papa è stato poi condannato per aver accettato la promessa di 1.000 euro e massaggi in un centro estetico in cambio della rivelazione delle date dei controlli nella confezione di un imprenditore cinese. Altri regali (abbigliamento da donna, un iPad e 500 euro) li avrebbe ricevuti chiudendo un occhio sugli allontanamenti da casa di un cinese che era agli arresti domiciliari. Per non farsi mancare niente, Papa sarebbe poi entrato illecitamente nella banca dati del ministero per rivelare notizie d'ufficio ad alcuni suoi conoscenti.

Il 2 ottobre 2012 Papa è stato condannato a tre anni di reclusione nel processo con rito abbreviato, pena diminuita a due anni e quattro mesi in appello. Da tempo è fuori dalla polizia. Hanno scritto i giudici d'appello: "L'imputato ha completamente smarrito il senso istituzionale e banalizzato l'importanza della propria funzione, barattando l'inadempimento dei più elementari doveri d'ufficio con vantaggi anche di non rilevante entità, dimostrando così una generalizzata e compiacente propensione a rendersi disponibile verso chicchessia, con assoluto svilimento del proprio servizio".

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