Il Tirreno

Prato

Parla il patrigno 

«Non conoscevamo il lato oscuro ma Leo resterà un figlio splendido»

PRATO. «Per me e per sua madre Sofia, la mia compagna, sarà molto difficile capire cosa è successo, accettare la sua morte. Per noi Leo resterà il ragazzo che abbiamo conosciuto e amato: un ventenne...

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Per me e per sua madre Sofia, la mia compagna, sarà molto difficile capire cosa è successo, accettare la sua morte. Per noi Leo resterà il ragazzo che abbiamo conosciuto e amato: un ventenne intelligente, solare, disponibile, uno studente di ragioneria ai corsi serali che si manteneva da solo facendo il cameriere di ristorante oltre che il barista “a chiamata” . Oggi veniamo a scoprire un lato oscuro del suo carattere. Dopo il suo omicidio abbiamo saputo che aveva una vita privata che non conoscevamo. Ma per noi, resterà per sempre un ragazzo splendido». L'avvocato Andrea Giberti, giudice onorario a Bologna, teme che quanto accaduto possa deformare il ricordo di Leo, col quale viveva da tre anni nella stessa casa dove è stato ucciso.

«Sono a pezzi. Quando abbiamo visto il suo corpo, io e la mia compagna abbiamo urlato dal dolore».

Hanno detto che il movente è legato a una specie di ricatto sessuale. Che Leo aveva una relazione gay con un connazionale cinese diciassettenne, e che questi sarebbe venuto a casa vostra coi suoi amici.

«Non sapevamo che Leo fosse gay. Anzi, non ci eravamo mai posti domande su questo aspetto. Ma essere gay non è una colpa. Io l'ho conosciuto per il suo impegno straordinario nel crescere e diventare adulto».

Cosa è successo sabato pomeriggio?

«Ero a casa in via del tutto eccezionale. Il sabato è un giorno che dedico allo svago, alla mia compagna e agli amici. Invece, dovevo stare al computer di a elaborare dei dati ed ero concentratissimo. Dal mio studio ho sentito il rumore dello scatto della porta e anche dei passi, ma non mi sono insospettito. Leo aveva fatto entrare qualcuno, capitava. È stato più tardi che alzandomi ho visto un ragazzo sconosciuto in casa mia. Gli ho chiesto dove fosse Leo. Ha detto che era sceso prima di lui...»

Non l'aveva mai visto.

«No. Ho chiamato Sofia perché gli parlasse in cinese, volevo delle spiegazioni. Ma poi l'ho mandato via. Mi ero innervosito, pensando a Leo che l'aveva fatto entrare. Poi ho notato la porta della sua camera chiusa. Non si apriva. “Leo, Leo!”, dicevo. Niente. Alla fine si è aperta la porta e ho visto quei quattro ragazzi cinesi. Tutti sconosciuti. E Leo non c'era. Li ho guardati in faccia e ho visto che erano tutti e quattro basiti dalla mia presenza. “Chi siete? - ho detto arrabbiato - cosa fate in casa mia? Dov'è Leo?”. Non rispondevano».

Ha avuto paura?

«Erano degli ragazzini imberbi e non avevano delle facce da gente abituata a fare del male al prossimo».

Quando è avvenuta la scoperta?

«Poco dopo, quando sua madre mi ha raggiunto. Il telefono di Leo suonava a vuoto. Nella sua stanza, abbiamo notato che il trolley di Sofia era fuori posto. Era nel suo angolo ma spostato di pochi centimetri. I vestiti sparsi sul letto erano quelli che Sofia teneva nel trolley. Ci siamo accorti di quanto fosse strano tutto quello che stava succedendo. Insieme abbiamo provato a spostare la valigia ma pesava molto. L'abbiamo aperta ed è scivolato fuori Leo..»

Carlo Gregori

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa