Sicurezza
Molestie alle ragazzine Condannato l’operaio
Cinque anni e otto mesi di reclusione all’uomo di 43 anni accusato di otto episodi Si era scusato con le minori e aveva offerto la sua liquidazione come risarcimento
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PRATO. Cinque anni e otto mesi di reclusione: questa la pena inflitta ieri dal giudice dell’udienza preliminare Lippini a Daniel Baldi, l’operaio pratese di 43 anni che fu arrestato nel giugno 2016 con l’accusa di aver palpeggiato nove ragazzine minorenni prendendole in braccio con la scusa di farsi aiutare a fare misurazioni in punti alti.
Nel processo con rito abbreviato Baldi, difeso dall’avvocato Lorenzo Baldassini, doveva rispondere di otto episodi, perché il nono il fascicolo è stato trasmesso al Tribunale di Firenze per competenza territoriale visto che i fatti erano accaduti in provincia di Firenze.
Durante la requisitoria il pubblico ministero Egidio Celano aveva chiesto una condanna a 7 anni e 4 mesi per sette degli otto episodi contestati. Il giudice ha accolto in parte la sua tesi, assolvendo l’imputato per due episodi e condannando per gli altri sei, anche se a una pena più bassa di quella chiesta dall’accusa. Baldi, che rimane agli arresti domiciliari, aveva sostanzialmente ammesso i fatti, che però non considerava vere e proprie molestie sessuali.
In altre parole l’imputato, che ha seguito tutte le udienze in compagnia del padre, non ha negato di aver avuto contatti con le ragazzine, ma li ha descritti come contatti innocenti e il suo avvocato ha fatto presente al giudice che in un caso una ragazzina si era fatta fotografare mentre Baldi la prendeva in braccio e aveva condiviso le foto con le amiche, per dimostrare che almeno in quel caso le molestie non erano state vissute come tali.
La Procura, d’altro canto, sulla base dell’articolo 609 bis del Codice penale, ha trattato gli episodi alla stregua di vere e proprie violenze sessuali, anche se non portate alle estreme conseguenze, e per questo ha chiesto una condanna molto severa, partendo da una base di 11 anni, diminuita di un terzo per il rito abbreviato.
Ancora prima della requisitoria del pubblico ministero, l’imputato tramite il suo avvocato aveva offerto la sua liquidazione (nel frattempo ha perso il lavoro) alle otto parti lese, senza chiedere nulla in cambio, ma solo come una dimostrazione di buona volontà. Si tratta di circa 30.000 euro che alcune delle parti lese hanno accettato, senza ritirare la costituzione di parte civile. A una delle ultime udienze lo stesso imputato ha rilasciato una dichiarazione spontanea nella quale si è scusato con le ragazze.
Il giudice ha disposto nei suoi confronti l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la sospensione per un anno dall’esercizio di una professione e il divieto di avvicinamento, sempre per un anno a scuole o luoghi frequentati da minori. L’avvocato difensore è deciso a presentare appello contro la sentenza.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nel processo con rito abbreviato Baldi, difeso dall’avvocato Lorenzo Baldassini, doveva rispondere di otto episodi, perché il nono il fascicolo è stato trasmesso al Tribunale di Firenze per competenza territoriale visto che i fatti erano accaduti in provincia di Firenze.
Durante la requisitoria il pubblico ministero Egidio Celano aveva chiesto una condanna a 7 anni e 4 mesi per sette degli otto episodi contestati. Il giudice ha accolto in parte la sua tesi, assolvendo l’imputato per due episodi e condannando per gli altri sei, anche se a una pena più bassa di quella chiesta dall’accusa. Baldi, che rimane agli arresti domiciliari, aveva sostanzialmente ammesso i fatti, che però non considerava vere e proprie molestie sessuali.
In altre parole l’imputato, che ha seguito tutte le udienze in compagnia del padre, non ha negato di aver avuto contatti con le ragazzine, ma li ha descritti come contatti innocenti e il suo avvocato ha fatto presente al giudice che in un caso una ragazzina si era fatta fotografare mentre Baldi la prendeva in braccio e aveva condiviso le foto con le amiche, per dimostrare che almeno in quel caso le molestie non erano state vissute come tali.
La Procura, d’altro canto, sulla base dell’articolo 609 bis del Codice penale, ha trattato gli episodi alla stregua di vere e proprie violenze sessuali, anche se non portate alle estreme conseguenze, e per questo ha chiesto una condanna molto severa, partendo da una base di 11 anni, diminuita di un terzo per il rito abbreviato.
Ancora prima della requisitoria del pubblico ministero, l’imputato tramite il suo avvocato aveva offerto la sua liquidazione (nel frattempo ha perso il lavoro) alle otto parti lese, senza chiedere nulla in cambio, ma solo come una dimostrazione di buona volontà. Si tratta di circa 30.000 euro che alcune delle parti lese hanno accettato, senza ritirare la costituzione di parte civile. A una delle ultime udienze lo stesso imputato ha rilasciato una dichiarazione spontanea nella quale si è scusato con le ragazze.
Il giudice ha disposto nei suoi confronti l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la sospensione per un anno dall’esercizio di una professione e il divieto di avvicinamento, sempre per un anno a scuole o luoghi frequentati da minori. L’avvocato difensore è deciso a presentare appello contro la sentenza.
Paolo Nencioni
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