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Il dossier della Caritas: i poveri sono quattromila

Il dossier della Caritas: i poveri sono quattromila

Gli italiani rappresentano il 34% del totale, aumentati del 13% gli stranieri Nell’ex palazzina Anci di via Roma un dormitorio temporaneo per i senzatetto

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PRATO. Sono i vicini dello stesso piano, i compagni di gioco dei nostri figli, gli “invisibili” che fanno fatica a pagare una bolletta o una rata del mutuo. Talvolta insospettabili, sono quelli che ci fanno voltare lo sguardo dall’altra parte perché tanto, si dice, non capita a noi.

«L’individualismo – sottolinea il vescovo Franco Agostinelli - ci fa camminare su strade nostre quando invece esistono persone che non riescono a mettere insieme il pranzo e la cena, delle quali non possiamo disinteressarci». È disarmante la fotografia scattata dalla Caritas nel suo dossier sulla povertà: dal gennaio al novembre di quest’anno, quasi 2700 persone hanno bussato alla porta alla rete dei centri d’ascolto sul territorio (una ventina di sportelli), +5,1% rispetto a due anni fa. E il 2017 non è ancora finito. Ma molte di queste persone hanno alle spalle una famiglia, per questo si calcola che siano quattromila i “poveri” seguiti attualmente dai centri Caritas i cui volontari nel 2017 hanno effettuato ben 6.781 colloqui.

Più stranieri. Dietro questa realtà, fatta di percentuali che raccontano povertà in salita e duri spaccati di vita quotidiana, ci sono i volti di un’umanità sofferente che non guarda certo al colore della pelle. Sono diminuiti gli italiani che rappresentano il 34% del totale (-7%) mentre sono aumentati gli stranieri (+13%): rispetto al 2015 sono cresciuti molto i marocchini (+10%) ma soprattutto i georgiani (+64%). In quest’ultimo caso si tratta soprattutto di donne che si rivolgono ai centri d’ascolto soprattutto per chiedere un lavoro come badante.

Indigenza: quanto dura? Entrarci è un attimo, uscire diventa più difficile. Non bastano cinque anni per uscire dal baratro della povertà: più di un italiano su tre e un cittadino straniero su quattro è conosciuto dalla rete Caritas da almeno cinque anni. Gli stranieri gravitano intorno al circuito al massimo per tre anni. «Magari perché in qualche caso riescono adattarsi di più - osserva il curatore del dossier Massimiliano Lotti – Un periodo di tre anni può essere un intervallo di tempo sufficiente perché le persone abbiano la forza di riprendere le redini della vita.

Il caso dei “rifugiati”. Escono dai percorsi di accoglienza e finiscono per strada. Privati di ogni misura, anche minima, di protezione. Sempre più la rete dei centri d’ascolto Caritas intercetta i bisogni dei “rifugiati”: non solo negli ultimi due anni sono aumentati gli uomini stranieri senza legame matrimoniale (+109,3%) ma un’ulteriore spia di questo disagio è data dal fatto che il 39% delle persone senza un tetto provenga da paesi di esodo, mentre nel 78% dei casi lo stato civile è quello di celibe. Della piaga delle povertà assolute ha parlato anche il vice sindaco Simone Faggi, ricordando come il Comune stia realizzando un dormitorio temporaneo nell’ex palazzina Anci di via Roma che ospiterà dodici senzatetto per dare una risposta. «Serve trovare soluzioni tampone per gli ultimi degli ultimi: spesso persone indifese come i richiedenti asilo diventano capro espiatorio delle nostre difficoltà – ha ricordato Faggi - Spaventa vedere tanta rabbia contro loro. Lo dico anche alle forze politiche, occorre un patto di solidarietà e ridare senso al principio di sussidiarietà per dare risposte adeguate».

Bisogni e interventi. Il dossier fotografa anche le principali richieste degli utenti dei centri d’ascolto. Se da una parte aumenta la domanda abitativa (+16%), in particolare tra gli stranieri (+188%), il 65% degli utenti accusa difficoltà economiche (+4%), il 13% denuncia problemi di lavoro e l’11% quelli di salute e il 4%.

La mano tesa dalla Caritas diocesana si concentra soprattutto sull’offerta di beni e servizi (66,5%), sussidi economici (21%) per pagare affitto, mutuo, bollette, libri scolastici e spese sanitarie. Se quasi il 30% degli italiani e il 22% degli stranieri ha continuato a bussare alla porta della Caritas almeno una volta dal 2012, un problema c’è: la maggior parte di queste persone ha una bassa scolarizzazione (licenza media) e poche competenze spendibili sul mercato del lavoro.

Maria Lardara

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