Attenzione
Nicolosi: «Cade l’alibi dei professionisti»
È soddisfatto della sentenza sui “colletti bianchi” il procuratore capo Giuseppe Nicolosi. «Non tanto per le pene - ha commentato Nicolosi - quanto per l'affermazione di un principio. È una sentenza...
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È soddisfatto della sentenza sui “colletti bianchi” il procuratore capo Giuseppe Nicolosi. «Non tanto per le pene - ha commentato Nicolosi - quanto per l'affermazione di un principio. È una sentenza importante perché togli l'alibi del distacco tra chi commette quel tipo di reato e chi lo aiuta a farlo».
Da tempo Nicolosi segnala il rischio connesso alle collusioni tra professionisti italiani e imprenditori cinesi senza troppi scrupoli in tema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della manodopera e mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro. Un’area grigia che certe volte ha chiamato “palude” o “Sistema Prato” già emersa ai tempi delle prime inchieste sui falsi permessi di soggiorno condotte dall’allora sostituto procuratore Ettore Squillace. Secondo la Procura il dato più importante al termine del processo è che ha retto l'accusa prevista dall'articolo 5, comma 8 bis, cioè il deposito di atti falsi all'Ufficio immigrazione della Questura, deposito di cui è stato ritenuto responsabile non solo il beneficiario cinese del permesso di soggiorno, ma anche il professionista italiano che cura la pratica.
Da tempo Nicolosi segnala il rischio connesso alle collusioni tra professionisti italiani e imprenditori cinesi senza troppi scrupoli in tema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della manodopera e mancato rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro. Un’area grigia che certe volte ha chiamato “palude” o “Sistema Prato” già emersa ai tempi delle prime inchieste sui falsi permessi di soggiorno condotte dall’allora sostituto procuratore Ettore Squillace. Secondo la Procura il dato più importante al termine del processo è che ha retto l'accusa prevista dall'articolo 5, comma 8 bis, cioè il deposito di atti falsi all'Ufficio immigrazione della Questura, deposito di cui è stato ritenuto responsabile non solo il beneficiario cinese del permesso di soggiorno, ma anche il professionista italiano che cura la pratica.
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