Gioco
Il vescovo Agostinelli «Camminiamo insieme faremo grandi cose»
Danze, canti e preghiere alla presenza di ottanta monaci e di un migliaio di fedeli arrivati da tutta la Toscana
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PRATO. «Camminiamo insieme, insieme possiamo fare grandi cose». Poi, l’inizio della pioggia proprio in quel venerdì che per i patiti dello shopping fa rima con “Black Friday”. Ma questo è un venerdì sacro, un venerdì di festa e la pioggia ha quasi il sapore di un rito purificatore caro ai buddisti cinesi. A pronunciare quelle parole, dal palco allestito per festeggiare il raddoppio del tempio “Pu Hua Si” in piazza del Mercato Nuovo, non è un ministro del culto buddista ma il vescovo Franco Agostinelli. Potere della fede, che abbatte muri e unisce popoli. «Siamo contenti di condividere la fede del trascendente», ha aggiunto Agostinelli. Danze, canti e preghiere. Profumi d’incenso, drappi rossi e lunghe tonache dorate, in una Babele di lingue e culture religiose che incornicia “Pu Hua Si”, il tempio cinese più grande della Toscana. Che ora è diventato ancora più grande avendo raddoppiato gli spazi, da 700 a 1400 metri quadri: non è solo la casa dei fedeli buddisti ma un punto di riferimento per tutta la comunità. All’interno, ogni oggetto ha un significato, racconta la tradizione del Buddhismo Mahayana diffusa in Cina. Un migliaio di fedeli orientali è giunto da più parti della Toscana in una piazza del Mercato Nuovo gremita di folla: cinque pullman arrivati nel cuore della notte hanno accompagnato il viaggio di 80 monaci, tra cui quattro “venerandi” provenienti dall’Australia, dalla Cina continentale, Hong Kong e Taiwan. «Armonia in cielo, prosperità in terra: la religione buddista insegna la disciplina e promuoverla fa bene alle nostre relazioni», ha sottolineato il presidente dell’associazione buddista cinese Huang Shu Lin. Sul palco, nelle vesti di traduttore, l’attore Shi Yang Shi. Fra i presenti, anche l’assessore regionale Stefano Ciuoffo. «L’auspicio è che il tempio possa dare un buon servizio alla comunità cinese e promuoverne l’integrazione», ha detto la vice console generale Zhou Hai Yan. E il momento del taglio del nastro e di scoprire una gigantesca statua votiva di Buddha. Un fiume di fedeli si riversa poco alla volta nel tempio: tre inchini e un bastoncino di incenso bruciato a testa alimentano una preghiera corale e collettiva, in una lunga sequenza di canti scanditi dal suono dei tamburi e dal tintinnio delle campanelle. È giorno di “kaiguang”, letteralmente consacrazione nella luce. Cadono i drappi rossi delle statue: i monaci tengono in mano un bicchiere d’acqua con un ramoscello di abete, segni di purificazione. «Questo luogo segna un momento importante nella rappresentanza della comunità cinese – ha affermato il sindaco Matteo Biffoni - Abbiamo bisogno che le nostre comunità dialoghino in un arricchimento reciproco». Maria Lardara
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