Il Tirreno

Prato

L'Orestea dei richiedenti asilo arriva all'Università di Firenze

Cristina Orsini
La compagnia teatrale dei richiedenti asilo del cas di Montemurlo
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La compagnia teatrale dei richiedenti asilo del cas di Montemurlo

Prato, i quattordici ragazzi del centro di accoglienza straordinaria di Montemurlo, sotto la regia di Stefano Luci, hanno rappresentato il dramma di Eschilo - terza replica da maggio - nel salone delle conferenze del dipartimento di Scienze sociali

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FIRENZE. Da Eschilo e Pasolini al mondo rinnovato che la contaminazione di culture produce. Dalla trilogia tragica dell’Orestea all’integrazione, passando per un palcoscenico teatrale. “Big Bang Orestea” non è solo una tragedia rappresentata in un unico atto che quattrodici richiedenti asilo (il nucleo iniziale del centro di accoglienza straordinaria di Montemurlo, poi esteso agli ospiti delle altre strutture gestite da Opera 22 della Fondazione Santa Rita), provenienti da diversi Paesi dell’Africa subsahariana, sotto la regia di Stefano Luci, hanno portato in scena martedì scorso – terza replica da maggio – nella sala delle conferenze del dipartimento di Scienze sociali dell’Università di Firenze.

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Lo spettacolo è un laboratorio di vita, un approccio a una cultura “altra”, un ponte o, per dirla con le parole dei ragazzi, alla fine della rappresentazione - per altro applauditissima dal centinaio di persone in sala - “un modo per capire voi, imparare la vostra lingua, vivere accanto a voi”. E in tutto questo non c’è nulla di semplice.

L’esperimento teatrale di Opera 22 è partito nel 2015, non a caso. “Alcuni di questi ragazzi – racconta Luci, regista dello spettacolo, esperto di teatro ma anche operatore d’accoglienza – sono arrivati a Montemurlo dopo quattro mesi al Cara di Catania: erano spaventati, spaesati, con una soglia di aggressività molto alta. E per questo abbiamo pensato con la responsabile provinciale dell’accoglienza di Prato, Nicoletta Ulivi, che l’esperienza del laboratorio teatrale avrebbe potuto dare risultati in termini di coinvolgimento e volontà di amalgamarsi. Non ci siamo sbagliati”.

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I richiedenti asilo del Cas di Montemurlo (assieme a un gruppo di artiste pratesi) hanno già portato in scena l’Odissea recitata in tre lingue: italiano, francese e inglese e con un grammelot fatto di mandingo, piuttosto che bambara o qualsiasi altro idioma o dialetto del Paese di provenienza, poi è stata la volta di Oreste con la sfida della recitazione solo in italiano e ora Luci sta studiando un adattamento dei Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello ovviamente in italiano.

“Siamo partiti dal tema del viaggio e della ricerca, molto vicini ai ragazzi che arrivano da noi – spiega il regista – abbiamo proseguito il percorso con una tragedia sulla vittoria, alla fine, della giustizia e della democrazia sulla legge della vendetta e del sangue che chiama sangue e vogliamo continuare con una piece il cui senso profondo sia l’identità, la ricerca del sé, la comunicazione che per loro. che hanno spesso un vissuto davvero complesso alle spalle, è sempre molto difficile”. Con un obiettivo, su tutti, che la compagnia teatrale di Cas di Montemurlo ha in mente di raggiungere: “Dimostrare – conclude Luci – che cultura diversa, atteggiamenti differenti, approccio inusuale alle situazioni non devono far paura ma sono sempre un arricchimento e una crescita”.

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