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Prato

I lavoratori delle confezioni superano quelli del tessile

I lavoratori delle confezioni superano quelli del tessile

Lo storico sorpasso certificato dalla ricerca del Laboratorio di scienze del lavoro del Polo universitario Cresce l’occupazione ma è sempre più precaria. Volano le esportazioni, grazie alle aziende cinesi 

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PRATO. Vivi a Prato, lavori in fabbrica: al telaio o in rifinizione, comunque nel tessile. Il binomio veniva spontaneo, almeno è stato così fino al 2016. E invece ora vivi a Prato, lavori in confezione: l’equazione è diventata questa. Sì, perché nel 2016 è avvenuto il sorpasso: il numero degli addetti nel comparto delle confezioni dell’abbigliamento rappresenta il 43,7% della manifattura, mentre il tessile dà lavoro al 37,6%.

IL SORPASSO. Non è strano dunque che su un totale di 37.552 contratti avviati nel 2016, 12.252 riguardino il mondo delle confezioni, quello che parla soprattutto la lingua del Celeste Impero, mentre sono 2.861 gli avviamenti nel tessile. Tradotto: sono pronto moda e confezioni con gli occhi a mandorla a dare lavoro a Prato. Per questo il saldo tra avviamenti e cessazioni nel 2016 è positivo (+3.270) mentre nel tessile resta negativo (-274). Che tipo di lavoro però? Qualche indicatore lo dà la ricerca commissionata dal Comune e dal Cogefis (realtà costituita da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil) al Laboratorio di scienze del lavoro del Polo universitario di Prato. Una lente d’ingrandimento puntata sull’andamento del distretto nell’ultimo quinquennio, con un focus specifico sul mercato del lavoro. Un distretto che è riuscito a stare a galla senza fare i conti con gravi emorragie occupazionali grazie a un sistema di buone relazioni industriali sul territorio, a un export che ha continuato a crescere (1 miliardo e 201 milioni di euro nel 2016) e agli imprenditori che si son frugati in tasca mentre le banche chiudevano i rubinetti (-8% di prestiti concessi).

PIÚ LAVORO MA “PRECARIO”. Tempo indeterminato, beato chi ce l’ha: è proprio il caso di dirlo. Sì, perché da una parte fra il 2004 e il 2016 gli addetti sono cresciuti del 9,7%, dall’altra diminuiscono quelle che i ricercatori chiamano le “unità di lavoro” (-18,7%), ovvero il numero degli addetti impiegati full time. In sostanza, si rafforza la precarietà. Fra il 2011 e il 2016, solo nel 12,4% dei casi un tempo determinato s’è convertito in un’assunzione stabile. Fa riflettere l’abuso dell’apprendistato, in barba alle migliori intenzioni del legislatore che recentemente ha riformato lo strumento: nel 56,7% dei casi, nel 2016 non è stato trasformato in un nuovo rapporto di lavoro.

OVER 50 PENALIZZATI. La ricerca esamina i contratti attivati nel 2016 in base alla retribuzione, l’impegno temporale, le garanzie future, le tutele previdenziali: si scopre che la qualità dei contratti è più alta per la fascia d’età 30-49 anni. Se la precarietà fino a 29 anni è il prezzo da pagare per avere una stabilizzazione, per gli over 50 diventa un tunnel dal quale è difficile uscire.

CINESI E TEMPO INDETERMINATO. È la forma contrattuale usata a prescindere dai cinesi (nel 94% dei casi). Ma i motivi possono essere legati al rinnovo dei permessi di soggiorno oppure all’evasione contributiva e al lavoro nero (nelle ditte orientali ufficialmente si lavora part-time ma spesso si va ben oltre le 40 ore settimanali).

L’EXPORT VOLA. Secondo il ricercatore Enrico Fabbri, «l’industria pratese ha retto perché non ha mai smesso di esportare». E l’anno scorso l’export pratese è tornato ai livelli del 2005. Ma sono le confezioni il vero volano delle esportazioni, passando da 596 a 782 milioni di euro fra il 2011 e il 2016.

IN MEMORIA DI BECATTINI. Tornano gli “Incontri di Artimino sullo sviluppo locale”, organizzati per la prima volta al Museo del Tessuto dal 27 al 29 novembre: l’evento di quest’anno, promosso da Iris, sarà dedicato all’economista Giacomo Becattini. Tra le novità legate alla kermesse, due borse di studio ispirate all’opera del famoso studioso dei distretti. La tre giorni di lavori sarà anche l'occasione per presentare e approfondire l'ultima ricerca del Pin sul mercato del lavoro.

Maria Lardara

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