Proteste
Biffoni: «Divisioni? Storia vecchia, piuttosto fuori le proposte»
Prato, il sindaco replica alle accuse di questi giorni e chiede più concretezza. Gida: «Nessuna rottura», Fondazione: «Situazione assurda»
PRATO. «Mi piace si torni a discutere di un tema che tiene banco da almeno trent’anni e cioè sul fatto che a Prato ognuno va per conto suo e devo dire che faccio fatica a ricordare un momento in cui qualcuno non si è alzato e non l’ha detto. Il fatto è, però, che queste divisioni così profonde tra chi ha l’onore e l’onore, ciascuno nel suo ruolo, di condurre questa città, io non le vedo».
Fase complicata per il sindaco nonché presidente della Provincia e di Anci Toscana, Matteo Biffoni che sembra finito nel tritacarne. Sul Palazzo e sulla politica piovono accuse incrociate: dal mondo cattolico, da quello sindacale e le categorie economiche non si tirano indietro.
Sindaco, il vescovo per primo, ha accusato pubblicamente istituzioni e politica di aver promesso tanto ma di aver fatto poco o niente per risolvere i problemi della città. Parla di lei e del suo entourage?
«Diciamo così: se si vogliono attribuire responsabilità al Comune e al nostro modo di fare politica io non mi tiro indietro e me le prendo tutte. E dico di più: porte spalancate in ogni momento a qualsiasi tipo di confronto, dal marciapiede rotto ai massimi sistemi di governo della città. Solo che per confrontarsi è necessario parlare chiaro, indicare concretamente quali sono state le scelte mancate, se di quelle di parla, le promesse tradite, gli errori se ci sono stati. Uno sforzo di chiarezza che può servire a non trovarsi allo stesso punto di oggi tra altri trent’anni. Bene sarebbe, inoltre, affiancare le critiche che sono sempre ben accette, a idee, proposte e perché no anche a qualche soluzione» .
Anche lei, sindaco, però sta cadendo nell’errore della genericità.
«Faccio un esempio: l’accusa è di non aver fatto nulla per le fasce deboli della società? Bene, l’investimento del Comune nel sociale è di 20 milioni ogni anno, cifra che è stata via via aumentata. Non bastano? Parliamone. Bisogna rimodulare gli aiuti perché i bisogni sono cambiati? Mettiamoci intorno al tavolo e discutiamone perché tutto si può fare meglio. Proseguo: sarebbe stato più comodo lasciare invariato il progetto di viadotto al Soccorso invece di rivoluzionare tutto e ripartire con il tunnel interrato. Sarebbe stato più facile lasciare la bretellina per il Macrolotto due invece di aprire un fronte di guerra con Autostrade per arrivare al raddoppio di Ponte Lama. Aggiungo inoltre gli otto milioni di investimento sul Macrolotto zero. E poi la bocciatura della nuova pista dell’aeroporto, lo sforzo sulla sicurezza, settore non di competenza del Comune ribadisco, che ci ha portato ad aumentare i controlli nelle aziende di confezioni e ora anche nelle case-fabbrica e la scommessa della scommesse: riflettere all’esterno un’immagine di Prato non devastata, come l’abbiamo trovata, città depressa, allo bando, terreno di conquista di cinesi ricchi ma sforzarsi di valorizzare in ogni modo quel tanto di buono che c’è. Io queste, a casa mia, le chiamo scelte».
Eppure le situazioni anomale che si sono venute a creare in Gida e nella Fondazione Cassa di Risparmio, sono il termometro di fratture profonde .
«Su Gida non sono assolutamente d’accordo. E spiego il perché: non si tratta né di contrasti né di rotture, ma di una discussione, garantisco civilissima, tra due parti sociali che si confrontano su posizioni differenti ma per il bene della società. Non del Comune o di Progetto Acqua, solo per il bene di Gida e per trovare la soluzione migliore per il futuro di una delle aziende più importanti per il distretto tessile. E la soluzione si troverà, mi creda».
Anche per la Fondazione?
«Ecco, in questo caso sfido chiunque a sostenere che ci siano state ingerenze da parte del Comune o addirittura velleità personalistiche. Avrei potuto dire che si è creata una situazione assurda, eppure sono stati zitto, forse anche troppo in attesa di una decisione. Non vorrei che ora ci si aspettasse l’intervento di mamma politica e di babbo Comune per risolvere i problemi. Che devono trovare soluzione in fretta altrimenti l’ingerenza alla fine arriverà.
Sindaco, un altro tema costante è quello della crisi, davvero a Prato non c’è ripresa?
«Prato ha vissuto una crisi fortissima, devastante, ma i segnali di ripresa oggi ci sono. Non solo nel tessile, ma nel campo delle tecnologie con investimenti milionari sulla banda larga, sull’attività immobiliare al Macrolotto due con 130.000 metri quadrati di capannoni in costruzione, cosa che non si vedeva dagli anni Novanta, con una partecipata pubblica, Estra, che si sta quotando in borsa ed è una sfida straordinaria.
Però, a chi mi accusa di poco coraggio deve essere chiara una cosa: Prato non tornerà mai più ad essere quella degli anni Novanta. Quello è un capitolo chiuso, finito. Ci stiamo riattrezzando e continueremo a farlo, ma bisogna che la città e classe dirigente guardi all’oggi e al domani. Il passato, per quanto importante, è storia.
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