Il Tirreno

Prato

Chiude il banco dei pegni è la decisione di Intesa

Un banco dei pegni
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Un banco dei pegni

Prato, stop alle polizze ma le aste dei beni proseguono e scattano le proteste. Il sindaco Biffoni: «Ci dispiacerebbe se la città perdesse questo servizio»

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PRATO. La stanza sembra la sala d’attesa di un ambulatorio. Spoglia, anonima, con una porta bianca di protezione per garantire la privacy. Quando la si varca, s’incrocia lo sguardo degli operatori dell’ex BpVi ora passata al gruppo Intesa San Paolo. Sono in due, uno di loro maneggia un collier in oro massiccio in una busta trasparente: chissà quale sarà il suo valore, chissà qual è il vissuto di ricordi e sentimenti che intrecciano quei fili dorati. Qui dentro si porta al banco la fede di matrimonio, l’anello di fidanzamento, il diamante. Quello che, come recita la pubblicità, “è per sempre” e che invece finisce nelle mani dei prestatori del Monte dei Pegni di via Banchelli, dove chiunque può accedere a un credito su pegno. Si stipula una polizza trimestrale sull’oggetto e si esce con il denaro in tasca, salvagente per restare a galla nei momenti difficili.

Ma le polizze di pegno non si possono più rinnovare dall’8 novembre scorso: così recita il cartello affisso sulla porta dello sportello del Monte dei Pegni. «Continueranno ad essere svolte, con le consuete modalità, le vendite all’asta dei beni». Perché questo succede se i beni impegnati non vengono riscattati alla scadenza della polizza: vanno all’asta, il primo martedì di ogni mese. «Non hanno nemmeno avvertito per lettera, come fecero i predecessori (Banca popolare di Vicenza, ndr) – lamenta un nostro lettore che utilizza il servizio del Monte dei Pegni - ma incaricando gli impiegati di avvisare gli utenti e affiggendo un volantino sul portone della sede».

Un film già visto nel 2013 quando la città si mobilitò per fermare la chiusura dello sportello annunciata dall’ormai ex BpVi, in testa il vescovo Franco Agostinelli che scrisse un’accorata lettera all’allora presidente Gianni Zonin sottolineando la valenza “sociale” del Monte dei Pegni. Cambiano i vertici bancari ma, quattro anni dopo, siamo punto e a capo. «Inutile sottolineare i disagi e i danni ai quali stanno andando incontro le decine e decine di persone che usufruiscono del servizio, grazie a questa ennesima mascalzonata», lamenta il nostro lettore. Il timore è quello di perdere oggetti che, in caso di mancato riscatto, possano finire all’asta. Fino a un po’ di tempo fa, erano 700 le polizze di pegno sottoscritte per un valore di quasi 700mila euro. Bocche cucite dal personale dello sportello, idem dalla direzione della filiale bancaria di via della Rinaldesca. A dare un’idea del valore degli oggetti in prestito sono le cedole delle polizze smarrite appese in bacheca che, in qualche modo, diventano spaccato di vita vissuta al di qua dello sportello.

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Nel frattempo, da Intesa San Paolo fanno sapere che «l’istituto sta facendo le sue valutazioni e che una delle ipotesi potrebbe essere il trasferimento del servizio nella sede dell’ex Cassa di Risparmio di Firenze», che fa sempre parte di Intesa. Non è detta ancora l’ultima parola. L’unica certezza è che i pegni non sono più rinnovati per altri tre mesi. Dagli inizi di dicembre, quando sarà completata la migrazione dei sistemi informatici da ex Bpvi a Intesa San Paolo il quadro dovrebbe essere più chiaro.

Quella del futuro del Monte dei Pegni a Prato è una questione ben presente al sindaco Matteo Biffoni fin dai primi colloqui con i vertici di Intesa San Paolo: «È stata una delle prime discussioni affrontate: pur comprendendo le logiche di un grande gruppo bancario, ci dispiacerebbe se la città perdesse un servizio così importante. L’auspicio è che questa possa essere una battaglia che unisca tutta la città».

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