Il Tirreno

Prato

Maxi-multa alla movida di via Pugliesi

Maria Lardara
Due dei tre soci del Bartat in via Pugliesi (foto Batavia)
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Due dei tre soci del Bartat in via Pugliesi (foto Batavia)

Prato, i titolari di Bartat hanno ricevuto una sanzione di oltre tremila euro: «Impossibile impedire ai clienti di parlare in strada»

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PRATO. Dicono che venerdì 13 sia un giorno sfortunato. E in effetti a ottobre non ha portato per nulla bene ai soci del Bartat di via Pugliesi. Sì, perché in una mite serata d’autunno, mentre sulla strada di vibrava il sound commerciale di Alex Casalini dj e un drink tirava l’altro, qualcuno stava misurando i decibel notturni con i dispositivi fonometrici giusti da una delle finestre di fronte. Limiti superati data la multa che pochi giorni fa è stata notificata ai tre soci del locale aperto un anno fa. Anzi, le multe. Una per ogni socio, 1.047 euro a testa. Gli agenti in divisa hanno bussato alla porta del Bartat sabato 11 novembre, intorno alle 18. Erano in due, del nucleo commerciale della polizia municipale.

«Avevamo aperto da poco, ci preparavamo per la serata – racconta Marco Zipoli, uno dei soci - Sul verbale c’è scritto che in quella sera gli schiamazzi provocati dagli avventori fuori dal locale sforavano i limiti di decibel consentiti. Ma noi stacchiamo alle due di notte, è praticamente impossibile impedire di parlare ai clienti che rimangono sulla strada dopo la chiusura».

Vai a dirlo a quei titolari di residence e strutture ricettive, commercianti anche loro, che durante l’estate hanno alzato la voce perché esasperati per le notti insonni della movida tra via Pugliesi e via Settesoldi chiedendo con forza un intervento delle autorità. Che evidentemente è arrivato come un pugno nello stomaco per tre giovani (Marzo Zipoli, Giovanni Coniglio, Leonardo Volpi) che si sono lanciati nell’avventura di riaprire lo storico caffè di Palazzo Vaj ispirandosi al nome dell’antica fabbrica tessile (Bartat) al Prato City.

«Logico che se ho 250 clienti non è che spariscono tutti insieme al momento della chiusura del locale. Per tutelarci, a chi gestisce le attività ricettive nella zona avevamo chiesto di aprirci le porte far misurare il rumore ai tecnici di Arpat ma poi la rilevazione fonometrica è stata fatta a nostra insaputa. Avevamo anche pensato di installare una seconda porta a vetri ma qui il problema non è la musica alta – osserva Zipoli - Sono i rumori fuori dal locale dei quali ora dobbiamo rispondere. A questo punto la porta sarebbe inutile».

A poco è servito il cartello affisso fuori dal bar che invita la clientela a moderare il tono della voce dopo la mezzanotte. Eccetto che il sabato (quando apre a metà pomeriggio) e la domenica (quando la saracinesca rimane abbassata), da mattina a sera Bartat serve pranzi, colazioni e aperitivi.

«Non siamo una discoteca, il nostro è un live-set musicale con un target non giovanissimo di clientela. Ma durante la giornata – prosegue Zipoli - diamo anche un servizio importante in via Pugliesi per la Monash University, Palazzo delle Professioni e gli altri negozi. Certo, non possiamo staccare a mezzanotte, a meno che l’amministrazione comunale non decida di imporre il coprifuoco. Oltretutto i vigili mi hanno consigliato di togliere i tavolini esterni alle 24».

E gli steward entrati in azione nella scorsa estate per invitare a non disturbare? Per il titolare l’esperimento non ha funzionato tanto. «Non vorrei fare da capro espiatorio come a suo tempo accadde per i Frari in via Garibaldi». Certo, di questi tempi il conto è salato (oltre 3.000 euro): da Bartat, dove lavorano cinque dipendenti, stanno valutando la possibilità di impugnare la multa. «Un duro colpo - ammettono - per un’attività che ha contribuito a valorizzare e riqualificare il centro».

 

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