Sicurezza
Ipercolesterolemia, la ricerca sulle statine sbarca in America
Lo studio dei cardiologi del Santo Stefano presentato al congresso mondiale ad Anaheim in California
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PRATO. Una ricerca condotta dall’equipe di cardiologia di Prato , all’avanguardia sulle terapie per i malati cardiaci, sbarca in America.
Uno studio di ricerca condotto dalla cardiologia del Santo Stefano di Prato, diretta dal dottor Francesco Bellandi, sarà presentato al congresso mondiale dell’American Heart Association che si terrà ad Anaheim, California fino al 15 novembre.
Ad illustrare la ricerca, denominata “Prato ACS 2 “, sarà la dottoressa Anna Toso, cardiologa del Santo Stefano.
L’importante studio svolto dai cardiologi pratesi, riguarda il ruolo delle statine ad alta potenza, somministrate ai pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta al momento della diagnosi.
Le statine sono farmaci impiegati per ridurre l’ipercolesterolemia, cioè l’eccesso di colesterolo nel sangue.
La novità della ricerca è quella di aver somministrato le statine ad alta potenza al momento della diagnosi e non alla dimissione del paziente - terapia usata in precedenza - che ha avuto una sindrome coronarica acuta.
Lo studio, nel quale sono stati impegnati i medici e gli infermieri della cardiologia del Santo Stefano, coordinati dai dottori Anna Toso e Mario Leoncini, ha dimostrato che l’uso precoce di statine ad alta potenza permette, già in fase intraospedaliera ed a breve termine, un significativo beneficio clinico che si esplica prevalentemente, attraverso la protezione della funzione renale.
I valori di colesterolo e dei fattori di infiammazione dei pazienti sottoposti a statine ad alta potenza si sono ridotti marcatamente dopo un mese di terapia, ma per circa il 30% dei pazienti l’obiettivo terapeutico auspicato è ancora distante.
Proprio i pazienti compresi nella percentuale del 30% saranno i possibili candidati all’impiego delle nuove molecole (antilipidici, antiinfiammatori), oggi studiate dai più grandi Centri di ricerca mondiali.
«È importante sottolineare - spiega l’Azienda Usl Toscana centro - che lo studio è stato sostenuto dall’associazione Centro Cardiopatici Toscani – sezione di Prato.
Uno studio di ricerca condotto dalla cardiologia del Santo Stefano di Prato, diretta dal dottor Francesco Bellandi, sarà presentato al congresso mondiale dell’American Heart Association che si terrà ad Anaheim, California fino al 15 novembre.
Ad illustrare la ricerca, denominata “Prato ACS 2 “, sarà la dottoressa Anna Toso, cardiologa del Santo Stefano.
L’importante studio svolto dai cardiologi pratesi, riguarda il ruolo delle statine ad alta potenza, somministrate ai pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta al momento della diagnosi.
Le statine sono farmaci impiegati per ridurre l’ipercolesterolemia, cioè l’eccesso di colesterolo nel sangue.
La novità della ricerca è quella di aver somministrato le statine ad alta potenza al momento della diagnosi e non alla dimissione del paziente - terapia usata in precedenza - che ha avuto una sindrome coronarica acuta.
Lo studio, nel quale sono stati impegnati i medici e gli infermieri della cardiologia del Santo Stefano, coordinati dai dottori Anna Toso e Mario Leoncini, ha dimostrato che l’uso precoce di statine ad alta potenza permette, già in fase intraospedaliera ed a breve termine, un significativo beneficio clinico che si esplica prevalentemente, attraverso la protezione della funzione renale.
I valori di colesterolo e dei fattori di infiammazione dei pazienti sottoposti a statine ad alta potenza si sono ridotti marcatamente dopo un mese di terapia, ma per circa il 30% dei pazienti l’obiettivo terapeutico auspicato è ancora distante.
Proprio i pazienti compresi nella percentuale del 30% saranno i possibili candidati all’impiego delle nuove molecole (antilipidici, antiinfiammatori), oggi studiate dai più grandi Centri di ricerca mondiali.
«È importante sottolineare - spiega l’Azienda Usl Toscana centro - che lo studio è stato sostenuto dall’associazione Centro Cardiopatici Toscani – sezione di Prato.
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