Il dolore
Guerra del braccetto tra Prato e Montemurlo
Scambi al vetriolo e accuse tra amministratori su un tratto di strada a Viaccia che Lorenzini chiede venga fatto in fretta
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PRATO. Il “braccetto” - una cinquantina di metri di strada da fare dietro il Penny Market di via Palarciano, strada di confine tra Prato e Montemurlo - si è trasformato in una trincea: due Comuni, Montemurlo e Prato appunto, l’uno contro l’altro, che si sparano cannonate a suon di recriminazioni: su priorità sulle infrastrutture, soldi, debiti, ritardi, patti traditi e via e via.
Tensioni tra amministrazioni contigue nemmeno troppo nuove, sfociate spesso in aperta rivalità: chi è più bravo, tanto per fare un esempio, ad attrarre le aziende sul proprio territorio? E chi ha la burocrazia più snella? Chi ha più a cuore i proprio cittadini?
Questa volta tra il renziano Matteo Biffoni - delega piena agli assessori Valerio Barberis e Filippo Alessi - e l’orlandiano Mauro Lorenzini, la battaglia si gioca letteralmente sul campo, quello sterrato tra vie dell’Unione Europea e via delle Lame. Lo stesso - un terreno ceduto dal titolare del lanificio Beccagli al Comune di Prato - sul quale dovrà nascere il famoso “braccetto”, collegamento viario di competenza del Comune di Prato che, secondo il sindaco di Montemurlo, eviterebbe un percorso lungo e caotico al traffico pesante in entrata e uscita dalle zone industriali di Montemurlo e Viaccia ma soprattutto alleggerirebbe il traffico nella frazione. «D’altro canto - spiega Lorenzini - la richiesta viene dai cittadini che si sono rivolti a me per avere ascolto e basterebbe un investimento di 60-70.000 euro». La risposta del Comune di Prato è stata immediata: la priorità è la conclusione della seconda tangenziale - ha messo nero su bianco l’assessore all’urbanistica Barberis - tracciato lasciato a metà, finanziato dal Comune di Prato (un altro milione e 100.000 euro nel bilancio 2018), Quarrata e Montale Comuni che hanno messo soldi anche per Montemurlo. E qui sta il punto di frattura: Barberis e l’assessore alla mobilità Alessi hanno chiesto, con estrema chiarezza, al Comune di Montemurlo di saldare, in fretta, il debito arretrato sulla seconda tangenziale pari a 770.000 euro, per evitare un atto di pignoramento. «Senza quei soldi - dicono nel Palazzo a Prato - è impossibile procedere con i lavori. Una volta ultimata la seconda tangenziale, come da accordi procederemo con la realizzazione del braccetto». Tutto chiaro? No. Perché Lorenzini ribatte: «Che centra la mini bretella con i lavori della seconda tangenziale? L’opera di collegamento non entra nell’accordo di programma, si può fare separatamente». Sul fronte dei debito Lorenzini è netto: «Pago, come Prato sa, nel bilancio 2018 ho messo 200.000 euro, ma devo chiedere un mutuo alla Cassa depositi e prestiti che non me lo eroga se l’accordo di programma, datato 2002, non viene rifatto. Aspetto ormai dallo scorso maggio». E la palla torna nel campo pratese, ente capofila dell’intervento sull’asseviario: «Le carte sono pronte e le invieremo - dicono Barberis e Alessi - Prato però è stanca di fare da banca a Montemurlo». Nel botta e risposta Lorenzini butta lì che è creditore di cifre pari «se non maggiori» a quella della seconda tangenziale in progetti condivisi con Prato: «Ma i nomi non li faccio - conclude - non mi comporto come il comune capoluogo».(c.o.)
Tensioni tra amministrazioni contigue nemmeno troppo nuove, sfociate spesso in aperta rivalità: chi è più bravo, tanto per fare un esempio, ad attrarre le aziende sul proprio territorio? E chi ha la burocrazia più snella? Chi ha più a cuore i proprio cittadini?
Questa volta tra il renziano Matteo Biffoni - delega piena agli assessori Valerio Barberis e Filippo Alessi - e l’orlandiano Mauro Lorenzini, la battaglia si gioca letteralmente sul campo, quello sterrato tra vie dell’Unione Europea e via delle Lame. Lo stesso - un terreno ceduto dal titolare del lanificio Beccagli al Comune di Prato - sul quale dovrà nascere il famoso “braccetto”, collegamento viario di competenza del Comune di Prato che, secondo il sindaco di Montemurlo, eviterebbe un percorso lungo e caotico al traffico pesante in entrata e uscita dalle zone industriali di Montemurlo e Viaccia ma soprattutto alleggerirebbe il traffico nella frazione. «D’altro canto - spiega Lorenzini - la richiesta viene dai cittadini che si sono rivolti a me per avere ascolto e basterebbe un investimento di 60-70.000 euro». La risposta del Comune di Prato è stata immediata: la priorità è la conclusione della seconda tangenziale - ha messo nero su bianco l’assessore all’urbanistica Barberis - tracciato lasciato a metà, finanziato dal Comune di Prato (un altro milione e 100.000 euro nel bilancio 2018), Quarrata e Montale Comuni che hanno messo soldi anche per Montemurlo. E qui sta il punto di frattura: Barberis e l’assessore alla mobilità Alessi hanno chiesto, con estrema chiarezza, al Comune di Montemurlo di saldare, in fretta, il debito arretrato sulla seconda tangenziale pari a 770.000 euro, per evitare un atto di pignoramento. «Senza quei soldi - dicono nel Palazzo a Prato - è impossibile procedere con i lavori. Una volta ultimata la seconda tangenziale, come da accordi procederemo con la realizzazione del braccetto». Tutto chiaro? No. Perché Lorenzini ribatte: «Che centra la mini bretella con i lavori della seconda tangenziale? L’opera di collegamento non entra nell’accordo di programma, si può fare separatamente». Sul fronte dei debito Lorenzini è netto: «Pago, come Prato sa, nel bilancio 2018 ho messo 200.000 euro, ma devo chiedere un mutuo alla Cassa depositi e prestiti che non me lo eroga se l’accordo di programma, datato 2002, non viene rifatto. Aspetto ormai dallo scorso maggio». E la palla torna nel campo pratese, ente capofila dell’intervento sull’asseviario: «Le carte sono pronte e le invieremo - dicono Barberis e Alessi - Prato però è stanca di fare da banca a Montemurlo». Nel botta e risposta Lorenzini butta lì che è creditore di cifre pari «se non maggiori» a quella della seconda tangenziale in progetti condivisi con Prato: «Ma i nomi non li faccio - conclude - non mi comporto come il comune capoluogo».(c.o.)
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