Sicurezza
Arrestato un imprenditore: in Cina rischia l'ergastolo per truffa
In manette un quarantaduenne che è stato raggiunto da un mandato internazionale. Le autorità di Pechino lo accusano di aver venduto appartamenti per due milioni e mezzo di euro e di essere sparito
PRATO. In Italia avrebbe potuto sperare di cavarsela con la sospensione condizionale di una condanna relativamente mite, ma in Cina rischia fino all’ergastolo. È questa la difficile condizione di un imprenditore cinese di 42 anni, Ye Jianfei, con regolare permesso di soggiorno e domiciliato a Prato, che è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Iolo in esecuzione di un mandato di arresto internazionale emesso nel mese di agosto dal Tribunale di Shaoxing, una città di quasi due milioni di abitanti nella provincia dello Zhejiang, dalla quale arriva la maggioranza dei cinesi che vivono a Prato.
L’uomo è accusato di aver messo in piedi, tra giugno e dicembre 2012, una truffa immobiliare che avrebbe causato un danno di oltre 20 milioni di yuan, pari a 2.590.000 euro. In pratica sarebbe stato a capo di due società immobiliari che hanno venduto a leasing a oltre cento acquirenti un complesso di edifici nella città di Shaoxing per poi rendersi irreperibile. Un reato punito dall’articolo 192 del codice penale cinese con l’ergastolo (ma su Wikipedia la frode figura anche nell’elenco dei reati per i quali è prevista la pena di morte)
In Italia Ye Jianfei non aveva avuto particolari grane con la giustizia, se si esclude una denuncia per guida in stato di ebbrezza nel giugno 2016, proprio da parte dei carabinieri di Iolo, che dunque sapevano dove andare a trovarlo, nella sua abitazione di via Soffici. Ora il quarantenne cinese è rinchiuso in una cella del carcere della Dogaia, in attesa che la Cina avvii le procedure per l’estradizione.
Il nome di Ye Jianfei era comparso nelle cronache qualche anno fa come titolare dell’azienda Ye Life di via Toscana, adiacene alla confezione Teresa Moda dove il 1° dicembre 2013 morirono sette operai cinesi in un devastante incendio. Di lui al momento non si sa altro. Si può solo immaginare che, se le accuse cinesi sulla maxi-truffa hanno un fondamento, abbia pensato di riparare all’estero mescolandosi in una delle comunità cinesi più numerose tra quelle che popolano l’Europa. E che non abbia pensato di essere raggiunto un giorno da un mandato di arresto internazionale, com’è invece accaduto.
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