Il dolore
Statua rotta, assolto l’ex rettore
Prato, Daniele Santagati non dovrà risarcire 280.000 euro per la distruzione del calco in gesso del Datini
PRATO. Daniele Santagati, preside dell’Istituto professionale alberghiero e tecnico agrario Francesco Datini, può tirare un grosso sospiro di sollievo. La Corte dei Conti, nel giudizio di appello, ha accolto il suo ricorso contro la sentenza di primo grado che nel 2015 lo aveva condannato a pagare 280.000 euro a favore dell’erario per la distruzione del calco in gesso della statua di Francesco Datini, opera dello scultore Antonio Garella.
Santagati fu condannato perché si accertò che era stato lui, quando era rettore del Convitto nazionale Cicognini, a ordinare che il calco venisse tolto dall’imballaggio e piazzato al piano terra della scuola. Poi, in seguito a numerosi atti vandalici da parte degli studenti, che si erano accaniti sul calco, dispose che la statua venisse spostata. Ma durante lo spostamento il calco cadde e andò in mille pezzi. Il rettore dispose allora che venisse sbriciolata e smaltita insieme ad altro materiale.
Secondo la Procura presso la Corte dei Conti, c’era un nesso di causalità tra le disposizioni dell’allora rettore e la brutta fine che fece il calco della statua, ma la terza sezione d’appello della stessa Corte ha ora deciso che questo nesso di causalità non c’è più, anzi non c’è mai stato. Per questo l’appello è stato accolto e il ricorrente riceverà anche 2.000 euro più Iva per le spese legali (era assistito da Simone Zani).
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.2788107:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2011/11/08/news/rientra-in-servizio-il-rettore-santagati-assolto-dall-accusa-di-peculato-1.2788107]]
La sentenza della Corte dei Conti era il frutto di un parallelo processo penale nel quale lo stesso Santagati era stato condannato a sei mesi in primo grado e prosciolto per prescrizione in base a una sentenza della Cassazione.
I giudici di appello della Corte dei Conti ora scrivono che le condotte imputate all’ex rettore «sono scelte amministrative che non rappresentano un antecedente logico, immediato e diretto del danno erariale contestato, ma solo occasione del suo verificarsi». In un altro passaggio i giudici fanno riferimento al criterio «dell’id quod plerumque accidit».
«Ringrazio i genitori del Cicognini e gli amici che hanno sempre creduto nella mia correttezza - ha commentato Santagati - Ho sempre avuto fiducia nella giustizia italiana. Ringrazio la grande professionalità dell’avvocato Simone Zani del Foro di Firenze che mi ha assistito in questi anni».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
