Sicurezza
Al liceo Livi si studierà il cinese
È la seconda scuola a Prato ad aprirsi al mandarino. Il preside: "Un’opportunità in più per i nostri studenti"
PRATO. Nulla a che vedere con “I am”, “Je suis”, “Yo soy”. Senza alfabeto latino sarà più difficile: sui quaderni del liceo linguistico Livi prenderanno forma tanti complicati ideogrammi, 56mila caratteri da imparare a memoria. Il cinese mandarino, quello che nel mondo viene parlato da un miliardo e mezzo di persone, diventa una vera e propria materia da studiare con tanto di voto in pagella nella città che ospita una delle comunità orientali più grandi d’Europa. Dal settembre 2018 gli studenti del liceo “Carlo Livi” di via Marini potranno scegliere come terza lingua il cinese. Se tre anni fa era stato il Convitto Cicognini a introdurre per primo la novità nel programma di studi dello scientifico internazionale, diventa quasi naturale che di questi tempi sia un liceo linguistico a guardare ad Oriente. Coincidenza vuole che l’istituto superiore guidato dal preside Tiziano Pierucci, 829 studenti di cui 590 al linguistico e 239 allo scientifico (di cui una settantina nelle tre classi prime del nuovo indirizzo biomedico), sia posizionato nel cuore del Macrolotto 0.
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«Ma questo non c’entra, anzi vorremmo decostruire il pregiudizio che vede il nostro liceo legato al quartiere cinese – puntualizza Pierucci che manda avanti anche il liceo artistico “Brunelleschi” e ha anche la reggenza del professionale “Marconi” - Questa scelta, frutto di una decisione maturata all’interno del collegio dei docenti e del consiglio di istituto, da una parte contribuisce ad aumentare l’offerta formativa della scuola rafforzandone la vocazione internazionale, dall’altra offre un’opportunità in più viste le potenzialità del cinese nel mondo del lavoro». Per l’insegnamento della lingua di Pechino come terza opzione dopo l’inglese e poi il francese, tedesco o spagnolo (la seconda lingua sarà scelta dall’istituto in base alla provenienza dalla secondaria di primo grado) si sono pronunciati favorevolmente nel mese di ottobre sia il collegio dei docenti che il consiglio d’istituto (quest’ultimo ha votato all’unanimità).
Del resto, è per effetto della riforma Gelmini che negli ultimi anni tanti licei italiani hanno iniziato ad aprire le porte allo studio del mandarino tenendo conto che il primo percorso abilitante per formare insegnanti di cinese è stato attivato dal Miur nel 2012. Forse stupisce il fatto che Prato si sia mossa un po’ in ritardo rispetto ad altre realtà italiane: in Lombardia, ad esempio, sono 34 le sedi scolastiche dove si studiano i caratteri del Celeste Impero. Come per le altre lingue straniere, al “Livi” il pacchetto formativo comprenderà tre ore di cinese alla settimana nel primo biennio, quattro nel triennio. Ma s’ipotizza già un’attività di “rinforzo” con un’eventuale collaborazione del Comune: non a caso sarebbe stata l’assessora alla Pubblica Istruzione Mariagrazia Ciambellotti a dare l’input al preside Pierucci per questo progetto. Chi insegnerà il mandarino? Il “Livi” attingerà dalle graduatorie provinciali per l’insegnamento mentre i ragazzi avranno un lettore di madrelingua un’ora alla settimana. «Un progetto che farà bene anche allo scambio e all’integrazione con la comunità cinese – conclude il preside - Sappiamo che in questo quartiere il Comune vuole portare una succursale della biblioteca Lazzerini».
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