il processo
Morì dopo l’operazione Condannati due medici
PRATO. Il direttore del Dipartimento materno infantile dell'Asl Toscana Centro, Giansenio Spinelli, e il chirurgo Francesco Menici sono stati condannati dal giudice Angela Fedelino per omicidio...
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PRATO. Il direttore del Dipartimento materno infantile dell'Asl Toscana Centro, Giansenio Spinelli, e il chirurgo Francesco Menici sono stati condannati dal giudice Angela Fedelino per omicidio colposo in relazione alla morte di una donna di 70 anni , Anna Maria Collini, avvenuta il 24 febbraio 2014 dopo un intervento chirurgico effettuato all'ospedale Santo Stefano di Prato. Assolti invece tre medici internisti che erano accusati insieme agli altri due di omicidio colposo e che erano assistiti dagli avvocati Mauro Cini e Davide Pucci. In pratica il giudice, sulla base di una consulenza affidata dal pubblico ministero Laura Canovai al professor Fabbrucci, si è convinto che l'intervento chirurgico a cui fu sottoposta la signora Collini avrebbe dovuto essere fatto subito dopo il ricovero in ospedale, il 19 dicembre, anziché il 7 gennaio come invece avvenne. Anna Maria Collini fu portata all'ospedale dopo aver accusato dolori all'addome e a una gamba. La prima Tac ipotizza un tumore, ma i medici, dopo un consulto col Gruppo oncologico multidisciplinare, decido di posticipare l'operazione al 7 gennaio, nonostante i familiari della paziente avessero insistito per anticiparla in considerazione delle condizioni della donna. Anna Maria Collini verrà finalmente operata dopo l'Epifania e si scoprirà che non era affetta da un tumore ma da un'infezione, che sarà quella che, dopo altri due interventi, causerà il decesso il 24 febbraio. I difensori di Spinelli e Menici, Manuele Ciappi e Federico Bagattini, hanno sostenuto con forza che nulla sarebbe cambiato se l'intervento fosse stato fatto in tempi più rapidi, ma il giudice ha accolto la richiesta del pubblico ministero e ha condannato Spinelli a 10 mesi e Menici a 7 mesi (pena sospesa), assolvendo gli altri tre medici per i quali era stata chiesta la condanna. Lo stesso giudice ha disposto un risarcimento provvisionale di 50.000 euro a favore del marito, della figlia e della nipotina della paziente deceduta, che dovrà essere versato in solido dai due imputati e dall'Azienda sanitaria. «La sentenza ci sorprende perché i nostri consulenti avevano ribaltato le conclusioni del consulente del pubblico ministero» ha commentato l'avvocato Bagattini (p.n.)
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