Sicurezza
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La New Mill ha chiesto il concordato
PRATO. Un altro nome illustre del distretto che si piega, un’altra richiesta di concordato che arriva negli uffici del tribunale pratese dopo quella del lanificio Europa risalente al marzo scorso. A...
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PRATO. Un altro nome illustre del distretto che si piega, un’altra richiesta di concordato che arriva negli uffici del tribunale pratese dopo quella del lanificio Europa risalente al marzo scorso. A soccombere stavolta è uno dei big dei filati nel distretto, la New Mill spa che il 25 ottobre scorso ha presentato ricorso al tribunale di Prato per l’ammissione al concordato preventivo, frutto di una decisione maturata il giorno precedente dal consiglio di amministrazione presieduto da Simone Milanesi. Che le acque nella storica azienda di Montemurlo, cinquanta candeline spente nel 2016 a Pitti Filati, fossero agitate lo si sapeva da giorni: ieri mattina i rappresentanti sindacali della Filctem-Cgil, Femca-Cgil e Uiltec-Uil hanno incontrato in assemblea i lavoratori, una sessantina quelli impiegati negli stabilimenti di via Palermo e via Udine, per metterli al corrente delle ultime novità dopo il colloquio che i sindacati avevano avuto martedì scorso con la famiglia Milanesi. «Vigileremo attentamente sugli sviluppi della situazione per salvaguardare i posti di lavoro», fa sapere il sindacalista Giovanni Santi (Filctem-Cgil). Anche perché in ogni caso l’attività di produzione di filati cardati che ha reso la New Mill un’eccellenza nel settore continuerà ad andare avanti in attesa della decisione del tribunale e, almeno per il momento, l’azienda della famiglia Milanesi non ha manifestato alcuna volontà di ridurre il personale mentre si stanno esaurendo le ore di cassa integrazione ordinaria richiesta a metà settembre. Gli ultimi giorni di ottobre, in realtà, sono stati cruciali per la New Mill che il 24 ottobre scorso, dunque un giorno prima di depositare la domanda di concordato, ha ceduto in affitto un ramo d’azienda: si tratta dell’unità di filatura a Usella (ex Safic), una quindicina di dipendenti in tutto, ceduta alla Santa Giusta Filati facente capo sempre alla famiglia Milanesi. Probabile che l’affitto di un ramo d’azienda, con buona pace dei sindacati ai quali non era stata comunicata l'operazione nei tempi previsti dalla legge, rappresenti una mossa per sottrarre parte dell’azienda agli effetti della procedura concorsuale. Intanto, il mondo dei terzisti che aspettano di riscuotere sta alla finestra. (mar.la.)
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