Il Tirreno

Prato

Mangani, affondo finale su Cavallucci: «Lasci domani»

Mangani, affondo finale su Cavallucci: «Lasci domani»

La lite a distanza provocata da un’intervista del direttore del Pecci su Artribune La replica: «L’assessore ha letto un altro articolo, nessun attacco al cda»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. L’assessore alla Cultura Simone Mangani rompe il silenzio e replica a viso aperto alle critiche che a più riprese il direttore del Pecci, Fabio Cavallucci, aveva indirizzato verso l’amministrazione comunale. «Se il direttore del Pecci avesse un degno sussulto dovrebbe andarsene domani. Nessuno glielo chiederà, sia chiaro. Né il Comune né, presumo, il cda del museo. Sta a Cavallucci decidere se fare gli scatoloni ora oppure rimanere per altri 62 giorni collaboratore, ben remunerato, di un’istituzione sulla quale sta inutilmente tentando di gettare discredito». Parole durissime, espresse dopo l’intervista di Cavallucci due giorni fa su Artribune: «Uscita – è il giudizio di Mangani – contro il Museo e contro la presidente Irene Sanesi». «Ho mantenuto finora il silenzio in relazione alle uscite estemporanee dell’attuale direttore – ha proseguito l’assessore – per un semplice motivo: il bene del Pecci, prima di tutto. Non intendo ora violare la consegna in relazione agli attacchi fumosi e di carattere personale di cui sono stato oggetto: Cavallucci può dire quello che vuole dell’assessore alla cultura. In spregio ad ogni regola può inviare, come due mesi fa, lettere aperte il giorno prima di una commissione consiliare congiunta e due giorni prima del cda del museo, può perfino violare il contratto che lo lega al Pecci (contratto chiarissimo in ordine alla relazione con l’istituzione) ma non può lagnarsi se nel corso della commissione consiliare nessuno dei quindici consiglieri comunali – così come nessuno del cda del Pecci il giorno dopo – ha inteso riprendere l’argomento della sua lettera. Ognuno raccoglie quel che semina».

Magani afferma di essere intervenuto «a difesa del cda tutto, della presidente, degli altri consiglieri di nomina comunale regionale. Un cda nel mese di gennaio – ha aggiunto – ha deciso unanimemente la proroga di un anno per Cavallucci e contestualmente ha deciso il bando per la nomina della nuova direzione con i tempi di un’istituzione di taglio europeo, con un occhio a quel passaggio di consegne che è buona pratica poco praticata. Su Artribune Cavallucci attacca tutti, ed in particolare Sanesi, come un bambino cui sia stata tolto il giocattolo: un giocattolo per il quale la comunità ha investito 15 milioni di euro e che non può essere ostaggio delle bizze di nessuno neppure di un direttore che, ancora in carica e con l’obbligo contrattuale di programmare i primi 4/6 mesi di attività del 2018 si lamenta del fatto che oggi i numeri e le attività del museo – da lui diretto – non siano quelli dell’apertura. Un direttore che si permette di attaccare il proprio cda sul giornale, in più di un’occasione, perché non avrebbe deliberato in tempo una mostra importante. Annoierei tutti se mi attardassi ulteriormente. Chiudo ricordando che altri direttori, non solo al Pecci ma anche in altre importanti istituzioni cittadine, anche recentemente, hanno passato la mano dimostrando con i fatti, non con vuote e livorose parole, l’amore per l’istituzione che avevano diretto, con una misura non comune e oggi, a quanto pare, non consueta».

Stringata la replica del direttore Cavallucci. «Ho visto il comunicato dell’assessore Mangani sulla mia risposta all’intervista della presidente Irene Sanesi uscita su Artribune. Non ho altro commento da fare se non che credo che Mangani abbia letto un’altra lettera. Nella mia nota non c’è nessun attacco al CdA, né discredito verso il Centro. Solo una precisa e puntuale risposta ad alcune affermazioni della presidente non corrispondenti alla realtà dei fatti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa