Il Tirreno

Prato

le intercettazioni 

«Se ti arrestano mi metto a smaltire i sacchi neri»

PRATO. Il fumo dell’incendio della casa alla Tignamica non si è ancora diradato quando iniziano i contatti tra la proprietaria Patrizia Carmagnini e l’elettricista Paolo Pollazzi, che stando alle...

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PRATO. Il fumo dell’incendio della casa alla Tignamica non si è ancora diradato quando iniziano i contatti tra la proprietaria Patrizia Carmagnini e l’elettricista Paolo Pollazzi, che stando alle intercettazioni riportate nelle 47 pagine dell’ordinanza di custodia, cercano una via d’uscita indolore. L’elettricista contatta un collega per chiedere consigli. Il collega verrà poi sentito dagli inquirenti e confermerà che la mancanza del “salvavita” magnetotermico è un bel problema. Subito dopo chiama lo stesso Pollazzi e lo rassicura di non aver fatto il suo nome. L’elettricista di Vernio cerca di dare la colpa ai cinesi, dicendo che già l’anno precedente era saltata la corrente e suo nipote aveva trovato i cinesi a cambiare gli interruttori, aggiungendo che «lo sa anche la proprietà dell’immobile». L’elettricista sembra ansioso di giustificarsi con Patrizia Carmagnini, tanto che la chiama sul cellulare mentre la donna è nella caserma dei carabinieri. Quella stessa sera la proprietaria richiama l’elettricista e gli dice che sarebbe meglio dire al nipote di non fare cenno del suo intervento. La vicina di casa Antonia Confetti non è da meno. Scrive il gip Fantechi che la donna è stata sentita due volte dai carabinieri e dalla municipale e «in entrambi i casi ha reso dichiarazioni molto riduttive sulla proprietà» e su quanto l’amica Carmagnini sapesse delle attività dei cinesi. Da altre intercettazioni emerge che la vicina «era a conoscenza di molte più cose rispetto a quelle che poi avrebbe riferito agli inquirenti». Patrizia Carmagnini, scrive il giudice, «ha inoltre molti contatti con rappresentanti dell’amministrazione comunale di Vaiano, sentendosi più volte col sindaco, che si preoccupa di avere informazioni su quale sia la situazione». E «viene informata della condizione dei locali incendiati da una non meglio precisata persona del Comune, che avrebbe fatto accesso all’immobile il giorno dell’incendio, verosimilmente durante i sopralluoghi».

Quanto ai cinesi, lascia basito un passaggio dell’ordinanza nel quale dapprima immaginano di scaricare la colpa sul solo Hu Yongsheng per consentire alla moglie di aprire subito un’altra attività o in alternativa, nel caso di arresto della moglie, l’idea di Yongsheng di dedicarsi allo smaltimento illegale degli scarti tessili di altre confezioni. I carabinieri hanno accertato che tra i committenti della confezione fantasma c’era il pronto moda Sunny Day Fashion, che aveva commissionato lavori a maglia per tutto il 2017. L’ultima commessa risale al 24 agosto: entro 48 ore avrebbero dovuto consegnare 800 maglie a V, ma il fuoco è arrivato prima. (p.n.)

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