Proteste
Gida, spaccatura tra industriali e Comune
Prato, il 7 novembre convocata l’assemblea per cercare di superare i contrasti sul digestore
PRATO. Nella partita su Gida il rischio è l’impasse, un “nulla di fatto” che bloccherebbe sia il progetto del digestore anaerobico caro al Comune sia il nuovo termovalorizzatore sul quale puntano invece gli industriali. Un “testa a testa” che ha provocato, per la prima volta nella storia della società che gestisce la depurazione delle acque domestiche e industriali e che con la sua attività garantisce la competitività delle tariffe di depurazione alle imprese umide del distretto, una frattura netta nel cda: il 12 ottobre scorso il progetto del digestore, un impianto da realizzare ad hoc per Prato che con un sistema sofisticato riuscirebbe a “lavorare” anche l’ultima parte del processo di trasformazione dei fanghi, è stato approvato a maggioranza (quella del Comune con quasi il 47% di quote) e la messa a verbale del “no” secco della parte privata (Confindustria Toscana Nord con il 45% di azioni) rappresentata nel cda dagli industriali di Progetto Acqua.
Un passaggio delicato e giudicato “dirimente” da entrambe le parti, è considerato quello dell’assemblea, convocata per il 7 novembre prossimo, che si riunirà per dare un parere (la decisione finale spetta al cda) sulla questione. E l’esito pare non sia per nulla scontato. Gli industriali faranno quadrato sul fronte del “no”o lo sbarramento contro il digestore si creperà? Certo è che le ultime defezioni di aziende pratesi dalla compagine confindustriale, in maggioranza del ciclo della nobilitazione, lascia pensare che le evidenti tensione interne potrebbero giocare un ruolo anche sulla scacchiera di Gida.
La terza via è quella che in molti ipotizzano: un congelamento delle decisioni in attesa di un riavvicinamento o addirittura un accordo. Difficile ma alla fine possibile. I contatti tra Comune e industriali, infatti, da un paio di settimane a questa parte sono frequenti.
«L’obiettivo è quello di lavorare per trovare la migliore soluzione per Gida» afferma Dalila Mazzi, nel cda di Gida e presidente di Progetto Acqua che non nasconde però le perplessità sull’impianto votato dalla parte pubblica: «Ovviamente - dice Mazzi - siamo ben attenti anche noi alle questioni ambientali e dell’economia circolare ma quella che ci è stata presentato è una tecnologia che non esiste ancora, tanto è vero che è necessario costruire un impianto speciale in grado di trattare la particolare tipologia di fanghi prodotti da Gida. Se il digestore funzionasse saremmo ben contenti ma la certezza non c’è».
Dunque - è il ragionamento - le maggiori garanzie di buon funzionamento e di sostenibilità economica, continua a darle il termovalorizzatore di ultima generazione già progetto (circa 13 milioni di euro contro i 10 del digestore), a bassissimo impatto inquinante, la cui realizzazione però si è incagliata, negli anni scorsi, nel brutto pasticcio della Valutazione di impatto ambientale bocciata senza appello da Arpat e Asl.
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