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Prato

«Buona stoffa per buone confezioni»

«Buona stoffa per buone confezioni»

Il presidente dell’Associazione di amicizia dei cinesi a Prato Xu Qiulin auspica maggiore collaborazione fra cinesi e italiani

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PRATO. Xu Qiulin scende in campo. Metafora calcistica non potrebbe essere più azzeccata per chi dieci anni fa si scelse il goleador Batistuta come testimonial della propria linea d’abbigliamento. Metafora cucita addosso all'industriale cinese ha già scritto la storia mettendo piede per primo in casa Confindustria, nel 2004. Ma ora è tempo di nuovi traguardi per il titolare della Giupel, azienda d’abbigliamento con la testa pensante nello stabilimento di via Arezzo: diventerà il presidente dell’Associazione di Amicizia dei cinesi, la più importante all’interno della comunità dagli occhi a mandorla con mille famiglie iscritte, di cui un centinaio di imprenditori. C’è da scommettere che anche qui Xu Qiulin, Giulin o Giulini per gli amici italiani, scriverà una pagina tutta nuova. Lo lascia pensare la lettera aperta ai cittadini di Prato inviata ai giornali in cui tocca temi cruciali per il futuro dei rapporti tra cinesi e pratesi. Il Tirreno ha intervistato Xu Qiulin alla vigilia dell’insediamento.

Lei è stato il primo imprenditore cinese a iscriversi a Confindustria. Negli ultimi anni s’è aggiunto Gabriele Zhang. Sa di altri soci dell’Associazione di Amicizia dei Cinesi che vorrebbero diventare anche soci di Confindustria?

« Sì, ci sono imprenditori cinesi che potrebbero farlo. Il rapporto con le associazioni di categoria è importante e puoi aiutare l’integrazione anche economica: credo che vada reso più forte. Cercherò di impegnarmi anche per questo, perché più cinesi si iscrivano a Confindustria o alle altre associazioni degli artigiani».

Parliamo della lettera aperta che sintetizza in qualche modo il manifesto programmatico della sua presidenza. A cosa allude quando parla di “iniziative concrete che stiamo studiando e che vogliamo proporre alle autorità e al Comune?”. Può anticiparci qualcosa?

«Ci sono problemi su cui l’associazione può essere d’aiuto, penso alla sicurezza del lavoro, alla gestione dei rifiuti. La comprensione della lingua e la conoscenza delle regole sono un problema più grande di quello che si pensa. Possiamo impegnarci perché i cinesi capiscano come ci si deve comportare, perché cambino alcune abitudini sbagliate. Certo non è facile, ma vogliamo provarci».

All’indomani del rogo di Teresa Moda ci fu chi, come Wang Li Ping di Cna, propose la costruzione di alloggi accanto ai capannoni cinesi, rilanciata poi anche dal governatore Rossi. Che ne pensa?

«Il problema della casa è ancora al primo posto, per chi lavora e per le famiglie. Si deve affrontare e come presidente dell’associazione vorrei confrontarmi con il Comune di Prato, che è molto attento. So che nel territorio pratese ci sono molte abitazioni non utilizzate, cantieri da completare o immobili invenduti. Si potrebbe fare un progetto insieme per utilizzare queste case che potrebbero essere acquistate dai cinesi, non necessariamente però accanto ai capannoni». Lei conclude la lettera aperta scrivendo che “Il tessile italiano e il pronto moda cinese devono collegarsi”. Alcuni collegamenti però esistono già lungo la nostra filiera.

«Le buone confezioni hanno bisogno della buona stoffa. Il pronto moda del settore medio alto si sta rafforzando e ha necessità di utilizzare il prodotto italiano che è il migliore. Dobbiamo collaborare di più, fare accordi».

Maria Lardara

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