Il Tirreno

Prato

«Animali uccisi a Galceti» La verità del testimone

È entrato nel vivo il processo all’ex direttore del Centro di scienze naturali Parla un ex volontario: «Nel parco c’era anche un “cimitero delle corna”»

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PRATO. «Ho visto Gilberto Tozzi uccidere con la carabina e in certi casi con un martello alcuni degli animali che arrivavano al Centro di scienze naturali di Galceti e c’era anche una specie di “cimitero delle corna”, dove venivano sepolte le teste dei cervi per poi recuperare il palco». Questo ha dichiarato un ex volontario del Centro nel processo contro Tozzi, la moglie Deanna e il figlio Saverio, accusati di maltrattamenti di animali in relazione all’inchiesta sulla passata gestione del Centro di Galceti.

Il processo è entrato nel vivo ieri, a quasi sette anni dal sequestro del Centro di scienze naturali che nel dicembre del 2010 mise fine a quasi mezzo secolo di storia di recupero degli animali feriti. Sette lunghi anni che, ha ricordato l’avvocato difensore Michele Nigro, hanno portato alla prescrizione di quasi tutti i presunti reati.

Secondo il sostituto Benedetta Foti e l’allora procuratore capo Piero Tony, in realtà il centro era una specie di inferno per gli animali che avevano la sfortuna di arrivarci, perché non venivano nutriti correttamente, in alcuni casi venivano uccisi e in altri maltrattati.

Secondo l’ex volontario, testimone d’accusa, capitava spesso che gli ungulati venissero uccisi con un colpo di carabina calibro 22 in testa e i resti seppelliti nel “cimitero delle corna” per il futuro recupero del palco. Il testimone ha aggiunto che Tozzi avrebbe ucciso quegli animali che secondo lui non ce l’avrebbero fatta a sopravvivere a causa delle ferite con le quali erano arrivati al centro, ma spesso senza l’intervento di un veterinario.

L’ex volontario ha ricordato di essere stato espulso dal Centro di Galceti nel 2009 in seguito alla pubblicazione di un video su Facebook nel quale lo si vedeva intervenire su un incendio con un mezzo del Centro a sirene spiegate con un altro volontario, anche lui sospeso, perché Tozzi e gli altri membri del consiglio di amministrazione ritennero il filmato lesivo dell’immagine del Centro. Nel verbale di espulsione fu scritto anche che il volontario era stato visto da altre persone in atteggiamenti che avrebbero dimostrato il suo stato di ebbrezza, cosa che il testimone ha decisamente negato.

Lo stesso ex volontario ha spiegato che lui stesso voleva smettere di andare al centro dopo che in un’occasione rischiò di rimanere prigioniero delle fiamme durante lo spegnimento di un incendio mentre altri volontari erano impegnati a scattare fotografie.

Tra le accuse mosse alla passata direzione del Centro di Galceti c’è anche l’uso di farmaci scaduti. «Un giorno dovevamo narcotizzare una cerva - ha raccontato il testimone - ma furono sparati tre dardi soporiferi e l’animale non si addormentò. Successivamente ho scoperto che il farmaco era scaduto nel 1980». Il processo proseguirà il 6 novembre.

Paolo Nencioni

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