Sicurezza
Incassa per 16 anni la pensione della madre morta: condannato
L'importo ammonta a 65.000 euro, dal 1996 al 2012. Alla direttrice di banca che gli chiedeva notizie disse che la donna era a casa e stava bene
PRATO. Per 16 anni, dal 1996 al 2012, ha riscosso la pensione della madre morta, in totale circa 65.000 euro, prima di essere scoperto dall'Inps e rinviato a giudizio per indebita percezione di erogazioni. Oggi, 23 ottobre, Giorgio Giusti è stato condannato a due anni di reclusione dal Tribunale presieduto dal giudice Silvio De Luca. Il pubblico ministero Lorenzo Boscagli aveva chiesto una condanna a due anni e due mesi, mentre il difensore d'ufficio Costanza Malerba ha sollecitato la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato non era in aula alla lettura della sentenza.
Secondo la ricostruzione fatta dal pubblico ministero Boscagli, la madre dell'imputato iniziò a percepire la pensione nel 1990, ma dopo sei anni morì. Il figlio però si guardò bene dal comunicare all'Inps l'avvenuto decesso e continuò a incassare la pensione che ogni mese veniva accreditata su un conto bancario. Il pubblico ministero ha ricordato che all'epoca non c'era un automatismo sulla comunicazione dei decessi dei pensionati all'Inps, ma erano i familiari a doversene fare carico.
Una situazione che ha indotto in tentazione centinaia o forse migliaia di parenti di pensionati deceduti, che hanno preferito ritardare o non effettuare mai la comunicazione della morte. In teoria sarebbe spettato all'anagrafe comunicare il decesso, ma le sanzioni per la mancata notifica, da 100 a 300 euro, non hanno fatto mai troppa paura, mentre il danno provocato al resto dei contribuenti, come si è visto in questo caso, ammonta a decine di migliaia di euro.
Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero, a un certo punto la direttrice della banca dove veniva accreditata la pensione ricevette una comunicazione dall'Inps e convocò il figlio della pensionata morta per sapere che fine avesse fatto sua madre. La direttrice si sentì rispondere che la madre era a casa viva e vegeta. Al figlio fu chiesto di presentare un certificato di esistenza in vita e l'uomo di fatto non si fece più vedere. Più tardi si presentò in banca e ammise che la madre era morta. Ora dovrà restituire le somme indebitamente percepite.
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