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Dodicenne aspirante suicida La polizia esclude Blue Whale

Dodicenne aspirante suicida La polizia esclude Blue Whale

PRATO. Se sia stato una vittima potenziale del gioco mortale Blue Whale, la Balena blu, è ancora oggetto di indagini. Quel che è certo è che il dodicenne che venerdì ha minacciato di buttarsi dalla...

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PRATO. Se sia stato una vittima potenziale del gioco mortale Blue Whale, la Balena blu, è ancora oggetto di indagini. Quel che è certo è che il dodicenne che venerdì ha minacciato di buttarsi dalla finestra della scuola media che frequenta a Prato è un ragazzo, o meglio un bambino, che chiede attenzione e ha bisogno di aiuto. Meglio ancora, di affetto.

Di questo sono convinti gli investigatori che, d’intesa con la Procura presso il Tribunale dei minorenni, stanno lavorando al caso.

Dal maggio dell’anno scorso con Blue Whale si identifica una comunità virtuale che si propaga sui social network (Facebook ma anche Instagram e Whatsapp) e incita gli adolescenti al suicidio dopo una serie di 50 prove fino al sacrificio della propria vita. Ancora nessuno sa se si tratti di una leggenda metropolitana o, come ipotizzato in un’inchiesta del giornale moscovita Novaya Gazeta, un’organizzazione vera e propria. Adesso non fa una grande differenza, perché il rischio è l’emulazione: i ragazzini ne sentono parlare e quelli più impressionabili possono restarne segnati. Come forse è accaduto al dodicenne di Prato, che è figlio di genitori stranieri e ha vissuto all’estero per gran parte della sua breve vita. Sembra che i genitori lo avessero lasciato in custodia ad alcuni conoscenti. Finalmente ha potuto ricongiungersi con loro dopo anni di lontananza, ma forse proprio questa lontananza e il cambio repentino di abitudini può aver rotto un delicato equilibrio.

Sta di fatto che al momento gli uomini della squadra mobile della polizia non hanno trovato elementi concreti per confermare l’ipotesi che il dodicenne fosse in contatto con terze persone prima dell’episodio di venerdì che ha fatto scattare l’allarme: atti autolesionistici con un paio di forbici e la minaccia di buttarsi dalla finestra.

Per questo si fa strada l’ipotesi che il suo sia stato più che altro un grido di aiuto per reclamare attenzione. E anche per questo è stato portato nel reparto di psichiatria infantile dell’ospedale Meyer di Firenze. (p.n.)

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