Il Tirreno

Prato

Il Pecci perde causa di lavoro: indennizzo da 500mila euro

di Riccardo Tempestini
Il Pecci perde causa di lavoro: indennizzo da 500mila euro

Nei giorni scorsi il Tribunale di Prato ha dato ragione a due operatrici didattiche. Nel 2011 fu interrotto il rapporto di lavoro a progetto che avevano col museo

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PRATO. Come trovare mezzo milione di euro in tempi ragionevoli senza penalizzare la gestione del Centro Pecci. Nei giorni scorsi la giudice Carlotta Consani, sezione lavoro del Tribunale Prato, ha dato ragione a due operatrici didattiche che avevano intentato causa al museo perché si ritenevano licenziate ingiustamente nel 2011. Ma andiamo con ordine, cominciando dal rapporto di lavoro che le due operatrici svolgevano nel museo presso il Dipartimento eduzione, iniziato molto prima del 2011, con la formula a contratto con emissione della relativa notula, in vigore allora, a seconda delle ore svolte in misura variabile, mai fissa. Il cosiddetto rapporto di lavoro fu poi interrotto nel 2011, quando la dirigenza del museo decise la riduzione di personale dipendente, conclusasi poi, dopo una lunga trattativa, con un accordo con i lavoratori, escluso uno con cui è ancora aperta una causa. Nel 2011 oltre ai lavoratori dipendenti, fu deciso di non fare più ricorso alla prestazioni di queste due operatrici didattiche, che di conseguenza intenterano causa . Dopo tutti questi anni , nella scorsa settimana è arrivata la sentenza che ha dato ragione alle due operatrici, stabilendo altresì il criterio per il calcolo della somma con cui andavano risarcite.

La dirigenza della Fondazione per le arti contemporanee in toscana, che nel marzo 2016 ha ereditato “tutto”, comprese le pendenze legali, dal precedente gestore, ovvero l’Associazione Centro Luigi Pecci, avvalendosi dei propri consulenti, ha calcolato che il costo totale del risarcimento, si aggira intorno al mezzo milione di euro, tutto compreso. In verità non sono tutti questi gli euro da reperire perché nel corso degli anni dalle varie dirigenze del museo era sempre stata messa a riserva una certa cifra nel bilancio, proprio per affrontare queste evenienze. Ora nell’ultimo bilancio della Fondazione, che è anche il primo, ci sono 150 mila euro per questo tipo di pendenze legali. Di questa somma però una parte era destinata ad affrontare la causa ancora in corso promossa da un licenziato del 2011. La fondazione potrebbe ricorrere al secondo grado di giudizio, ben sapendo che la cifra aumenterebbe in caso di nuova “sconfitta”, oppure cercare un accordo con le due operatrici.

Molto presto sarà resa nota la decisione adottata, nel pieno rispetto della trasparenza come si addice ad una Fondazione.
 

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