Sicurezza
Le opposizioni: «Biffoni rimetta la delega»
Milone e M5S chiedono al sindaco di fare un passo indietro: «Sulla sicurezza serve gente competente»
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PRATO. La statistica sulla criminalità ha provocato una ridda di reazioni in città. «Prato è diventata una città insicura, nonostante l’ottimo lavoro delle forze dell’ordine – dice Giorgio Silli, responsabile nazionale dell’immigrazione di Forza Italia – Auspico che il sindaco e il segretario del Pd facciano pubblica ammenda ammettendo che le politiche degli ultimi anni sono state devastanti».
«Un altro eccellente record collezionato dal nostro sindaco Biffoni come detentore della delega alla sicurezza – commenta il consigliere comunale Aldo Milone – È da alcuni anni che lo invito a rimettere la delega alla sicurezza perché non può assolutamente trattare in prima persona un settore come la sicurezza in quanto questo fenomeno ha bisogno di persone competenti che se ne occupino in prima persona».
«Non è una realtà felice – commenta Scelta Civica – quella che emerge dalla classifica del Sole 24. Tuttavia c’è da dire che la classifica non fa che confermare, se mai ce ne fosse bisogno, quello che i pratesi sentono e vivono sulla propria pelle da anni. Né il centrodestra che ha guidato la città dal 2009 al 2014, né l’attuale Partito democratico che amministra la città dal 2014 sono riusciti a proporre soluzioni che siano riuscite ad invertire la tendenza che sta portando Prato ad essere additata come una delle città più violente d’Italia».
«A Prato lo Stato è assente e il sindaco, dirigente nazionale del Pd non ha le mani libere per battere i pugni sui Tavoli della sicurezza e per chiedere aiuti concreti al Governo – accusa il Movimento 5 Stelle – Che cosa hanno prodotto per Prato i suoi continui viaggi a Roma? Chiediamo al sindaco un’ammissione di responsabilità e di cedere le deleghe alla sicurezza ad uno dei suoi assessori, forse con meno impegni, perché la sicurezza è un tema importante e deve essere una priorità per un’amministrazione comunale, nei fatti e non solo nelle parole».
«Un podio alquanto sgradito- commentano Manuel Vescovi e Patrizia Ovattoni della Lega Nord - che deve far riflettere immediatamente le istituzioni locali, senza accampare scuse, come quella di chiamare in causa i cosiddetti “cinesi bancomat”, che avrebbero attirato nugoli di delinquenti, veri scippatori seriali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Un altro eccellente record collezionato dal nostro sindaco Biffoni come detentore della delega alla sicurezza – commenta il consigliere comunale Aldo Milone – È da alcuni anni che lo invito a rimettere la delega alla sicurezza perché non può assolutamente trattare in prima persona un settore come la sicurezza in quanto questo fenomeno ha bisogno di persone competenti che se ne occupino in prima persona».
«Non è una realtà felice – commenta Scelta Civica – quella che emerge dalla classifica del Sole 24. Tuttavia c’è da dire che la classifica non fa che confermare, se mai ce ne fosse bisogno, quello che i pratesi sentono e vivono sulla propria pelle da anni. Né il centrodestra che ha guidato la città dal 2009 al 2014, né l’attuale Partito democratico che amministra la città dal 2014 sono riusciti a proporre soluzioni che siano riuscite ad invertire la tendenza che sta portando Prato ad essere additata come una delle città più violente d’Italia».
«A Prato lo Stato è assente e il sindaco, dirigente nazionale del Pd non ha le mani libere per battere i pugni sui Tavoli della sicurezza e per chiedere aiuti concreti al Governo – accusa il Movimento 5 Stelle – Che cosa hanno prodotto per Prato i suoi continui viaggi a Roma? Chiediamo al sindaco un’ammissione di responsabilità e di cedere le deleghe alla sicurezza ad uno dei suoi assessori, forse con meno impegni, perché la sicurezza è un tema importante e deve essere una priorità per un’amministrazione comunale, nei fatti e non solo nelle parole».
«Un podio alquanto sgradito- commentano Manuel Vescovi e Patrizia Ovattoni della Lega Nord - che deve far riflettere immediatamente le istituzioni locali, senza accampare scuse, come quella di chiamare in causa i cosiddetti “cinesi bancomat”, che avrebbero attirato nugoli di delinquenti, veri scippatori seriali».
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