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Città insicure, Prato balza al quinto posto È boom di scippi

Città insicure, Prato balza al quinto posto È boom di scippi

Ma l’aumento delle denunce potrebbe essere la conseguenza dei controlli nelle confezioni cinesi. Il rebus del riciclaggio

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PRATO. Se la provincia di Prato è balzata dall’ottavo al quinto posto in Italia per numero di denunce penali nel 2016 in base ai residenti, come ha scritto ieri Il Sole 24 Ore presentando l’annuale studio sui reati, lo deve quasi certamente agli effetti dei controlli sulle confezioni cinesi, il “Piano lavoro sicuro” promosso dalla Regione all’indomani della tragedia della confezione Teresa Moda (7 operai cinesi morti nell’incendio). È la valanga di notizie di reato che è piovuta sulla Procura in seguito ai controlli sulle confezioni ad aver fatto schizzare in alto il numero totale dei reati, 15.187, circa 800 in più dell’anno precedente, generando un aumento del 5,5% che è decisamente in controtendenza rispetto al dato nazionale (-7,4%).

La conferma ufficiale a questa tesi non c’è perché nelle tabelle del Sole 24 Ore la categoria degli abusi edilizi o delle violazioni alle norme sulla sicurezza del lavoro non è contemplata, ma in Procura è ritenuta plausibile. Anche perché bisogna andare per esclusione. È vero infatti che aumentano del 15% gli scippi, ma si tratta di una trentina di episodi in più, compensati dal calo delle rapine, e l’altra grande categoria di reati, cioè i furti, che da soli rappresentano la metà del totale, è sostanzialmente stazionaria.

Ecco dunque che per spiegare l’impennata dei reati conviene guardare alle conseguenze in termini di notizie di reato prodotte dai controlli del tecnici del Dipartimento di prevenzione sulle confezioni. Procedimenti che la Procura fatica a smaltire per carenza di uomini e mezzi.

Il boom degli scippi. Aveva fatto scalpore l’anno scorso il sorpasso di Prato su Napoli in base al numero di scippi ogni 100.000 abitanti nel 2015, ma nel 2016 la situazione si è aggravata, con un aumento ulteriore del 15% (95 episodi ogni 100.000 abitanti, che significa primo posto in Italia). La grande maggioranza di questi scippi viene compiuta da giovani nordafricani ai danni di uomini e donne cinesi, tanto che l’anno scorso gli orientali organizzarono delle ronde per farsi giustizia da soli. In due o tre casi lo fecero davvero e la Procura aprì un’inchiesta sull’associazione Città del Cervo Bianco. Ora sembra che le ronde non ci siano più ma gli scippi continuano.

Il rischio dell’assuefazione. In una città che “produce” ufficialmente due scippi ogni tre giorni (senza contare quelli che non vengono denunciati) è facile abituarsi al peggio. Uno scippo a Prato ormai non fa più quasi notizia, almeno nella parte italiana della città. Eppure ogni volta è un piccolo dramma umano, in certi casi anche economico, che le forze dell’ordine si stanno impegnando a debellare con risultati ogni tanto positivi. Certo è che se continuiamo a essere primi in Italia qualcosa bisognerà forse cambiare, per esempio farne una priorità almeno per un po’, come si è fatto per i controlli nelle confezioni cinesi.

Il rebus riciclaggio. Ancor più degli scippi, però, colpisce il primato di Prato nei reati di riciclaggio, soprattutto per le proporzioni. Il Sole 24 Ore, su dati del Dipartimento per la pubblica sicurezza, ne attribuisce alla provincia 40,85 ogni 100.000 abitanti, in numeri assoluti un centinaio di denunce. Al secondo posto c’è Firenze con 15,28, al terzo Genova con 10,23. Non può essere uno strascico della grande inchiesta del 2010 sui money transfer usati dai cinesi per spedire contanti in Cina, ma il fenomeno è certamente legato all’abnorme presenza di pagamenti in nero che caratterizza il distretto pratese. Per realizzare il riciclaggio bisogna infatti mettere da parte un gruzzolo compiendo un reato (in genere evasione fiscale) e farsi aiutare da un altro soggetto per occultare le tracce della provenienza illecita del denaro.

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