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Prato

morire di lavoro: intervista a emilio testa (Cgil) 

«Troppi infortuni non denunciati Un sommerso che va combattuto»

«Troppi infortuni non denunciati Un sommerso che va combattuto»

PRATO. «Si parla di prevenzione e di sicurezza solo quando c’è un morto, poi il tema scompare», Emilio Testa, funzionario Fiom Fillea della Cgil pratese, il mondo dell’edilizia pratese lo conosce. È...

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PRATO. «Si parla di prevenzione e di sicurezza solo quando c’è un morto, poi il tema scompare», Emilio Testa, funzionario Fiom Fillea della Cgil pratese, il mondo dell’edilizia pratese lo conosce. È a lui che chiediamo una riflessione all’indomani della tragedia empolese dove è morto l’artigiano poggese Guerino Elia, caduto mentre era sul tetto di un capannone.

Testa, un ritorno alle morti sul lavoro che crescono, cosa sta avvenendo?

«Sta avvenendo che il continuo ribasso dei costi e l’accelerazione a volte delle richieste di lavoro, di impresa, stanno portando ad una situazione allarmante».

Solo ribassi dei costi o a volte anche imperizia dei lavoratori?

«Beh si va detto, l’imperizia soprattutto nel mondo dell’edilizia c’è. C’è e non va nascosta. Spesso sia i lavoratori inesperti sia i lavoratori invece troppo esperti, si muovono senza considerare del tutto la pericolosità del lavoro nell’edilizia. È vero il problema dell’imperizia c’è».

Le leggi ci sono in Italia, i controlli per quanto possibile altrettanto, cosa deve cambiare allora per affrontare le morti o gli infortuni sul lavoro?

«La cultura, la cultura sociale, quella del mondo produttivo e dei lavoratori stessi. Ma fatemi dire anche altro, la politica troppo spesso anche nei nostro territorio declama la prevenzione e la sicurezza, ma non centra il tema come fondamentale dei diritti sul lavoro. Vogliamo andare oltre? Andiamo. A Prato assistiamo a fatti e vicende di ogni tipo, come tanti piccoli infortuni sul lavoro di manovali o muratori che non vengono denunciati, il lavoratore resta 3 o 4 giorni a casa, poi torna in cantiere. Silenzio».

E perché accade questo? «Accade perché il muratore o il manovale ha semplicemente paura di perdere il posto di lavoro. Se denuncia l’infortunio, il fatto, chissà cosa avviene quando spesso magari è un piccolo artigiano a partita iva che lavora all’interno di una ditta, oppure è a cottimo. Oggi è tutto a ribasso dei costi sia nel pubblico sia nel privato, un modo di operare che disincentiva la sicurezza e la qualità del lavoro. Mi spiegate come si fa a dare un appalto di lavori pubblici con un ribasso del 30 %, a volte del 40 %. Ditemelo, quei ribassi dove incidono? Ce lo dicano. Poi arrivano le statistiche invece, e la cronaca».

Un fenomeno diffuso a Prato quello di infortuni non denunciati?

«Assolutamente sì. E queste cose saltano fuori quando il lavoratore si trova in vertenza con la ditta che lo ha licenziato o è fallita in un subappalto, e allora racconta tutto. Un po’troppo tardi, però» .

Insomma, come si può arginare questa situazione?

«Ripeto con la cultura, cultura sociale diffusa, la sicurezza e prevenzione sul lavoro come uno dei fattori di diritto più importanti del lavoratore. Le leggi ci sono, gli strumenti anche, la tecnologia ancora di più. E la politica deve fare la sua parte in modo importante».

Alessandro Formichella

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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